Dedicazione della chiesa de La Rustica
in Roma
BIOGRAFIA

Nel mese di ottebre 1999 si compivano i 25 anni di presenza dei monaci Benedettini Silvestrini a servizio della comunità parrocchiale di Nostra Signora di Czestochowa, a La Rustica, in Roma.
Per quanto mi consta, è l’unica chiesa parrocchiale in Italia che porti il nome della Madonna venerata a Jasna Gora, in Czestochowa, dichiarata Regina Poloniae patrona nazionale per tante vicende storiche che hanno segnato il cammino cattolico di quella nazione. A La Rustica veniva celebrata la S. Messa in una cappella ricavata da una stalla fina dal 1940. Si eresse poi una cappella in Largo Augusto Corelli. Era una cappellania ufficiata dai PP. Vincenziani della vicina parrocchia di Tor Sapienza.
Nel 1962 La Rustica fu eretta a parrocchia sotto il titolo di S. Massimo. Qui si svolgeva la vita parrocchiale, ma fu approntato un progetto per il nuovo complesso. Nel 1965 fu messa la prima pietra, ma i lavori restarono fermi. Nel frattempo, Paolo VI, desideroso recarsi in Polonia per l’anniversario millenario della conversione al cattolicesimo di quella nazione e essendogli impedito per situazioni politiche, decise di dare il titolo di Nostra Signora di Czestochowa ad una chiesa in Roma. Fu scelta quella de La Rustica. Così fu cambiato anche il titolo e da S. Massimo ebbe quello attuale. I lavori di costruzione furono ripresi anche dietro sollecitazione dei Vescovi polacchi e il 30.10.71 fu inaugurata la nuova chiesa con la concelebrazione eucaristica presieduta dal Card. Stefano Wyszynski. La cura pastorale della parrocchia fu affidata ai monaci silvestrini il 2.10.74. Il 25.2.79 il S. Padre Giovanni Paolo Il fa la visita pastorale alla parrocchia. Il 15.3.1997 la chiesa viene solennemente dedicata da Mons. Cesare Nosiglia, vicegerente e Vescovo del Settore EST.
La parrocchia conta circa 4.300 famiglie con una popolazione di circa 14.500. Il suo territorio fa parte di tre Circoscrizioni. Il complesso parrocchiale è situato al centro. Una comunità monastica a servizio di quella parrocchiale può essere di stimolo a entrambe.
(Don Domenico Grandoni, osb silv. già parroco de La Rustica).
DAGLI SCRITTI...
Dai «Discorsi» di san Cesario di Arles, vescovo
Con gioia e letizia celebriamo oggi, fratelli carissimi, il giorno natalizio di questa chiesa: ma il tempio vivo é vero di Dio dobbiamo esserlo noi. Questo é vero senza dubbio. Tuttavia i popoli cristiani usano celebrare la solennità della chiesa matrice, poiché sanno che é proprio in essa che sono rinati spiritualmente. Per la prima nascita noi eravamo coppe dell’ira di Dio; secondo nascita ci ha resi calici del suo amore misericordioso. La prima nascita ci ha portati alla morte; la seconda ci ha richiamati alla vita. Prima del battesimo tutti noi eravamo, o carissimi, tempio del diavolo. Dopo il battesimo abbiamo meritato di diventare tempio di Cristo. Se riflettiamo un pò più attentamente sulla salvezza della nostra anima, non avremo difficoltà a comprendere che siamo il vero e vivo tempio di Dio. «Dio non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo» (At 17, 24), o in case fatte di legno e di pietra, ma soprattutto nell’anima creata a sua immagine per mano dello stesso Autore delle cose. Il grande apostolo Paolo ha detto: «Santo é il tempio di Dio che siete voi» (1 Cor 3, 17).
Poiché Cristo con la sua venuta ha cacciato il diavolo dal nostro cuore per prepararsi un tempio dentro di noi, cerchiamo di fare, col suo aiuto, quanto é in nostro potere, perché questo tempio non abbia a subire alcun danno per le nostre cattive azioni. Chiunque si comporta male, fa ingiuria a Cristo. Prima che Cristo ci redimesse, come ho già detto, noi eravamo abitazione del diavolo. In seguito abbiamo meritato di diventare la casa di Dio, solo perché egli si é degnato di fare di noi la sua dimora. Se dunque, o carissimi, vogliamo celebarre con gioia il giorno natalizio della nostra chiesa, non dobbiamo distruggere con le nostre opere cattive il tempio vivente di Dio. Parlerò in modo che tutti mi possano comprendere: tutte le volte che veniamo in chiesa, riordiniamo le nostre anime così come vorremmo trovare il tempio di Dio. Vuoi trovare una basilica tutta splendente? Non macchiare la tua anima con le sozzure del peccato. Se tu vuoi che la basilica sia piena di luce, ricordati che anche Dio vuole che nella tua anima non vi siano tenebre. Fà piuttosto in modo che in essa, come dice il Signore, risplenda la luce delle opere buone, perché sia glorificato colui che sta nei cieli. Come tu entri in questa chiesa, così Dio vuole entrare nella tua anima. Lo ha affermato egli stesso quando ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò (cfr. Lv 26, 11.12).(Disc. 229, 1-3; CCL 104,905-908)
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