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Liturgia della Settimana
preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
:: F.A.Q. :: Domande frequenti ::
Quale gesto viene richiesto ai sacerdoti concelebranti nel momento della consacrazione? Stendere la mano con un gesto che orienta lo sguardo dei fedeli verso il pane e il vino mentre si pronunciano le parole della consacrazione o stendere la mano con la palma rivolta verso il basso, in modo simile alla imposizione delle mani?
- Grazie della domanda. Ma partiamo dall'epiclesi perché ci sono disposizioni ben precise e dalle chiare disposizioni del Caeremoniale Episcoporum che cito:
Il Capitolo V del CE (p. 35ss) parla proprio de modo tenendi manus:
- elevatis
- extensis
- supe personas vel res.
E proprio a proposito delle cose parla dell'imposizione delle mani sopra le oblate. Specifica:
Ad epiclesim ante consacrationem manus extendae sunt, ita ut palmae sint apertae versus ac supra oblata. Ad consacrationem vero palma manus dextrae versa sit ad latus.
"Ad latus" viene specificato poi nalla Notitiae, (I, 1965, p. 143) che spiega il senso diverso delle due imposizioni. La prima è essenziale ed epicletica la seconda non è un'imposizione ma un gesto di partecipazione di tutti i sacerdoti all'opera del celebrante principale. La mano destra stesa non più con il palmo della mano verso le oblate ma con il pollice rivolto verso "fuori".
Per il matrimonio sarebbe corretto recitare la forma abbreviata del credo, cioè Credete in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra? Credo. Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre? Credo. Credete nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna? Credo. anzichè quella che si recita solitamente durante la messa domenicale?
- Intanto il Credo non è obbligatorio per il sacramento del matrimonio. Potrebbe essere se il matrimonio viene celebrato durante la messa, nelle solennità o nelle domeniche. E allora il Credo della messa è solo quello del messale. La versione citata da te può essere usata esclusivamente nei casi previsti dal messale, come ad es. la Veglia pasquale. In quel caso la professione di fede però fa parte del rito del rinnovo delle promesse battesimali. E siccome li c'è la formula "rinnunci-rinnuncio" si prosegue con "credi-credo".
C'è stata una interpellanza alla Commissione liturgica se la versione da te citata potesse essere usata nelle messe "dei bambini". La commissione ha risposto negativamente suggerendo una delle due versioni previste dal messale. Il motivo: il cristiano si sentirà più partecipe e la sua professione sarà "più" piena se dirà tutta la formula del Credo.
Colgo inoltre l'occasione per chiedere precisazioni circa la gerarchia dei saluti (riverenza o genuflessione) nelle aule liturgiche dove la residenza eucaristica è posta al centro, dietro la sede presidenziale e dietro l'altare, oppure di lato all'altare centrale. Fermo restando la genuflessione all'inizio e al termine della celebrazione, passando davanti all'altare-presidente-tabernacolo è sufficiente e anche dovuto l'inchino, oppure altro? Quando poi (è un altro caso) si passa tra la sede del presidente e l'altare, ha chi è dovuta la riverenza?
- Le norme liturgiche non danno spiegazioni in proposito in quanto, dopo la riforma liturgica, il tabernacolo non si trova più nel presbiterio, tanto meno dietro la sede presidenziale. Anzi: Il Cerimoniale dei vescovi (CE) dice: «Se tuttavia in un caso particolare il tabernacolo si trovasse sopra l'altare sul quale il vescovo sta per celebrare, il ss. Sacramento sia portato in un altro luogo degno». (49). Questo quanto alle rubriche. Tante volte però non è facile "spostare" il tabernacolo specie nelle chiese antiche dove da secoli fa parte dell'altare stesso. E allora ci si trova nella situazione della tua domanda. Si potrebbe fare in questo modo:
Ogni qual volta si venga al presbiterio (ad es. dalla sacrestia incenso, candele, servizi) si fa la genuflessione. Per quanto è possibile si eviti il passaggio tra la sede e l'altare e si preferisca passare davanti all'altare sinodale, facendo la debita riverenza (e in quel caso lo si farà sia al Santissimo, sia all'altare). Per quel che riguarda la riverenza al celebrante il Cerimoniale dei vescovi così spiega:
«[76.] Salutano il vescovo con un inchino profondo: 1) i ministri, 2) coloro che si accostano a lui per compiere un servizio, o se ne allontanano al termine del servizio, 3) coloro che passano davanti a lui. [77.] Quando la cattedra del vescovo si trova dietro l'altare, i ministri salutino o l'altare o il vescovo, a secondo che si accostino all'altare o al vescovo; evitino tuttavia, per quanto è possibile, di passare fra il vescovo e l'altare per la riverenza che si deve ad entrambi. [78.] Nel caso in cui fossero presenti più vescovi in presbiterio, si fa la riverenza solo a colui che presiede.
Rientrando in sacrestia dopo la celebrazione eucaristica, il celebrante (che è anche il parroco) ha precisato al ministrante (un adulto) che al Padre nostro le braccia allargate in segno di preghiera di invocazione le tiene soltanto il sacerdote: Neanche il diacono (sarei io) deve tenerle alzate. Preciso che sono ormai 4 anni che svolgo il servizio diaconale in questa comunità parrocchiale. E anche nei 13 anni di diaconato ho sempre visto buona parte dei fedeli compiere questo gesto. Ho prontamente eccepito che la stessa CEI, ormai da diversi anni ha invitato i fedeli a pregare il Padre nostro in questo modo, e così vedo fare quasi ovunque. Mi sbaglio o è vero quanto affermo? C'è la possibilità di ritrovare questa disposizione o invito che sia?
- E' vero. La Conferenza Episcopale Italiana ha adattato la gestualità da tenere durante la celebrazione eucaristica. Il documento è facilmente reperibile qui: http://www.maranatha.it/Praenotanda/bk08ctext.htm (in fondo alla pagina sotto il titolo: CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA: Precisazioni o nel Messale Romano.
Per quel che riguarda il Padre nostro dice così: «Durante il canto o la recita del Padre nostro, si possono tenere le braccia allargate; questo gesto, purché opportunamente spiegato, si svolga con dignità in clima fraterno di preghiera». Il documento insiste perché il gesto sia opportunamente spiegato e debba aiutare la preghiera e il clima fraterno, condizione in mancanza della quale, forse è meglio desistere dalla mera prescrizione rubricale.
Vorrei conoscere quali sono i casi che il Messale indica per la Comunione sotto le due specie.
- Sarebbe opportuno un approfondimento della domanda molto interessante, non solo per quel che riguarda "quanto". Il messale stesso ci da' molte indicazioni dottrinali, teologiche, spirituali, pratiche, ecc.
Rispondo solo alla domanda e per l'approfondimento rimando ai Praenotanda del Messale, facilmente reperibile in rete.
La Comunione sotto le due specie è permessa, oltre ai casi descritti nei libri rituali:
a) ai sacerdoti che non possono celebrare o concelebrare;
b) al diacono e agli altri che compiono qualche ufficio nella Messa;
c) ai membri delle comunità nella Messa conventuale o in quella che si dice "della comunità", agli alunni dei seminari, a tutti coloro che attendono agli esercizi spirituali o partecipano ad un convegno spirituale o pastorale.
Il Vescovo diocesano può stabilire per la sua diocesi norme riguardo alla Comunione sotto le due specie, da osservarsi anche nelle chiese dei religiosi e nei piccoli gruppi. Allo stesso Vescovo è data facoltà di permettere la Comunione sotto le due specie ogni volta che sembri opportuno al sacerdote al quale, come pastore proprio, è affidata la comunità, purché i fedeli siano ben preparati e non ci sia pericolo di profanazione del Sacramento o la celebrazione non risulti troppo difficoltosa per il gran numero di partecipanti o per altra causa.
La Conferenza Episcopale Italiana aggiunge:
Oltre ai casi e alle persone di cui al n.242 di «Principi e norme», e salvo il giudizio del vescovo di permettere la Comunione sotto le due specie, la Conferenza Episcopale Italiana ha stabilito di allargare la concessione della Comunione sotto le due specie ai casi e alle persone qui sotto indicate:
a) a tutti i membri degli istituti religiosi e secolari, maschili e femminili e a tutti i membri delle case di educazione e formazione sacerdotale o religiosa, quando partecipano alla Messa della comunità (cfr «Principi e norme per l'uso del Messale Romano» n. 76);
b) a tutti i partecipanti alla Messa comunitaria in occasione di un incontro di preghiera o di un convegno pastorale;
c) a tutti i partecipanti a Messe che già comportano, per alcuni dei presenti, la comunione sotto le due specie, a norma del n. 242 di « Principi e norme per l'uso del Messale Romano »;
d) in occasione di celebrazioni particolarmente espressive del senso della comunità cristiana raccolta intorno all'altare.
Sono un diacono. Vorrei chiedere quali sono le ore giuste per la preghiera dell'Ora media?
- Caro Vittorio, oggi, anche se la Liturgia delle ore richiede la verità delle ore, gli orari per la preghiera delle ore non sono cosi rigidi come avveniva nel passato, permettono una certa flessibilità. Comunque le ore della Liturgia delle ore nascono nell'antichità cristiana in corrispondenza agli orari della preghiera giudaica nel Tempio. Ci sono diverse testimonianze, specialmente negli Atti degli apostoli, dove i Cristiani inizialmente salivano il Tempio di Gerusalemme per la loro preghiera, successivamente pregavano "da soli" ma sempre nelle ore della preghiera ebraica. Da lì anche i nomi delle ore: la prima, la terza, la sesta, la nona... da recitare alla "prima ora del giorno", alla "terza", ecc... Oggi il breviario romano le chiama diversamente ma ad esempio il nostro breviario monastico e soprattutto i nostri monaci, ancora oggi le chiamano "alla antica..."
Per quel che riguarda le ore dell'Ora media:
la terza corrisponde alle ore nove di mattina la sesta a mezzogiorno la nona equivale alle ore tre di pomeriggio.
Come ti dicevo sopra, per ogni ora liturgica ci sono degli esempi nel Nuovo testamento. Ti lascio uno solo. Nel Vangelo di Matteo in latino si dice cosi: «A SEXTA autem hora tenebrae factae sunt super universam terram usque ad horam NONAM». Et circa horam NONAM clamavit Iesus voce magna dicens: "Eli, Eli, lema sabacthani?", il che è stato tradotto in questo modo: «Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?» ecc... A questo legata c'è anche la teologia delle ore: Perché la chiesa, i cristiani pregano alle tre di pomeriggio? Perché a quel ora è morto il Signore.
Sono un sacerdote straniero che deve recarsi a Roma per studi ove risiedere per qualche anno. So che non siete voi a dovermi dare la risposta ma magari lo sapete. La domanda è questa: Quali sono le norme per i sacerdoti residenti nella diocesi di RM per cio' che riguarda le confessioni? Scusate. Ho cercato nel sito ma non ne ho trovata nessuna indicazione...
- Caro Marco, Abbiamo interpellato il Vicariato che così risponde: I sacerdoti che risiedono per qualsiasi motivo nella Diocesi di Roma, con il permesso del loro Ordinario, devono recarsi presso l'ufficio clero della Diocesi (p.zza S. Giovanni in Laterano, 6/A - 00184 Roma) con due fotografie formato tessera e la lettera di presentazione del loro Ordinario. A questo punto viene fatto compilare un modulo. Se nulla osta le verranno concesse le facoltà per confessare nella diocesi di Roma durante il periodo del suo ministero in questa grande Diocesi. Con viva cordialità. Mons. Mauro Parmeggiani, Segretario Generale del Vicariato.
Sono un sacerdote. Talvolta capita quando prima di andare a riposare organizzo la giornata di domani per fare in modo di non farmi travolgere dall' "agenda" e garantirmi il tempo per la lectio divina e l'adorazione personale, dopo aver recitato compieta mi viene l'idea di celebrare (intorno alle 23.30, quindi qualche ora dopo la compieta) l'Ufficio di letture del giorno dopo a quell'ora per non correre il rischio di ritrovarmi a farlo "male", cioè dovendomi sbrigare fra le cose da fare, il giorno dopo. Mi sembra che "Principi e norme" lo preveda ma forse non interpreto bene (e quindi non l'ho mai celebrato). Non per "sbolognarlo" ma per celebrarlo con calma, magari utilizzando "L'ora dell'ascolto monastica". Cosa ne pensate?
- Penso che si possa fare. Anche se la liturgia delle ore esige la verità delle ore non è mai cosi tassativa come lo è la celebrazione dei sacramenti, questo sia per i salmi sia per le letture, per gli inni, ecc... L'Ora di ascolto o l'Ufficio delle letture poi è quella più flessibile, infatti può essere celebrata in qualsiasi ora del giorno (e della notte). Lo sai che alcuni monasteri ancora oggi si alzano di notte per pregare i salmi e cibarsi delle sacre letture... Ma è anche vero che la Compieta dovrebbe essere l'ultima preghiera del giorno. Dipende dalla motivazione. Infatti "Non per "sbolognarlo" ma per celebrarlo con calma". Condivido in pieno...
Un rettore del seminario, ora vescovo, diverso tempo fa in una concelebrazione non diceva "il Signore sia con voi" ma "il Signore è con voi". Siccome ora non dice più così, sbagliava?
- E' sbagliato. Il latino Dominus vobiscum è molto più che "il signore è con voi" e "il signore sia con voi" messi insieme... Lo stesso per quel che riguarda "Parola di Dio" che qualcuno sta trasformando in "è parola di Dio"... anche questo è sbagliato... Nelle traduzioni di altre lingue alcune conferenze episcopali non hanno avuto timore di lasciare la frase senza il verbo... Forse anche in italiano si poteva tradurre "Il Signore con voi" (era, è, sia, sarà sempre...)...
Si possono utilizzare le preci eucaristiche del messale ambrosiano?
- L'argomento è legato alla precedente domanda (dimmi come celebri, ti dico chi sei...). Noi siamo cattolici romani di rito latino. Forse non sempre convinti della bellezza della nostra liturgia. Un bizzantino (anche cattolico) non avrebbe mai e mai usato il canone romano nella celebrazione dell'eucaristia, e non solo perché glielo vieta il codice canonico...
Ho visto spesso un santo monaco (ora in Paradiso) che quando celebrava la messa poneva sull'altare una propria agenda con delle "integrazioni" al Messale romano: es. Concedi la pace ai nostri giorni, in particolare ti preghiamo per la pace tra i nostri fratelli palestinesi ed ebrei", oppure con altre brevi aggiunte che non intaccavano mai il Messale Romano. Mi piaceva ma non l'ho mai fatto personalmente. Cosa ne pensate?
- Il problema è molto complesso. Risponderei brevemente cosi': L'Eucaristia, e tanto più l'anafora, è l'espressione massima della catolicità (unità) della Chiesa (dimmi come celebri ti dico chi sei...). Agiungere frasi personali o cambiare (arbitrarialmente) quelle del messale (anche se formulate sfortunatamente dal compilatore/traduttore) nel contesto in cui la catolicità si esprime in senso magno non lo giudico favorevolmente. Mi ricordo un esempio di un grande liturgista proprio su questo argomento. Diceva: è come se il presidente della repubblica, durante il discorso di fine anno, quando parla a tutti gli italiani, ogni tanto parlasse al suo figliolo, che lo stesse guardando magari nella stanza accato... L'esempio esagerato ma, credo, renda l'idea...
Avrei una domanda da rivolgerLe. Nelle ferie del tempo ordinario - leggo nella guida liturgica della mia diocesi -
sono consentite Messe votive o memorie facoltative ricorrenti per quel determinato giorno oppure memorie di un santo "ricordato nel martirologio". Volevo sapere se "ricordato nel martirologio" si riferisce solo ad un santo "ricordato nel martirologio" di quel determinato giorno opppure se si può celebrare la memoria di un santo che non ricorre nel martirologio di quel determinato giorno. Mi spiego meglio: io sono presbitero diocesano di Terni e oblato osb di Farfa, se volessi nell'opus Dei personale (breviario) celebrare la memoria, per esempio dei santi martiri della mia diocesi, oppure quella del beato Placido Riccardi osb di Farfa, oppure - sempre per esempio - dei santi monaci camaldolesi, ecc. potrei farlo oppure non sarei fedele al mandato di celebrare "fedelmente l'opus Dei" che nel giorno del mio diaconato (24 anni fa) ho pubblicamente e con gioia, promesso per tutta la vita?
- Quando nel Calendario si dice "ricordato nel martirologio" si riferisce scritti nel martirologio di quel giorno.
Infatti: "Nelle ferie del tempo ordinario.......... b) o la messa di un santo proposto come memoria facoltativa, oppure iscritto quel giorno (eo die) nel Martirologio romano" (IM 355)
Per quel che riguarda il calendario da seguire le rubriche della Liturgia delle ore spiegano:
L'ufficio in coro e in comune si deve celebrare secondo il calendario proprio, cioé della diocesi o della famiglia religiosa, o delle singole chiese (IH 241, AC 52c). Nella celebrazione individuale (NON PERSONALE) si può seguire o il calendario del luogo o il calendario proprio, eccetto nelle solennità o nelle feste proprie (IH 243).
Per lei il "calendario proprio" nelle celebrazioni individuali, senza il concorso del popolo, può essere sia il calendario della sua diocesi sia quello dell'Abazia di Farfa (calendario OSB) essendo lei membro di quella famiglia, con l'oblazione regolare. Pertanto potrà sempre scegliere le memorie facoltative o della diocesi o dei santi benedettini.
Se permette una considerazione personale che seguiamo nella nostra comunità: La messa del giorno fa parte dell'Ufficio divino di quel giorno. Pertanto a me sembra che se lei sceglie di celebrare un santo "facoltativo" dell'Ufficio di quel giorno lo sceglie per tutto l'ufficio e non solo per la messa o solo per l'ufficio. Secondo me questo lo esige la verità del segno liturgico. Tutta la giornata viene vissuta nel segno/ricordo del santo, a partire dall'invitatorio che apre le labbra per la preghiera del mattino. La memoria è facoltativa fino a quando lei la considera tale. Nel momento in cui lei decide di celebrarla diventa memoria vera e propria con tutto ciò che comporta. Non credo che questo faccia problemi ai suoi parrocchiani. Se un santo è iscritto in UN calendario (diocesi od OSB) è sempre "almeno facoltativo", pertanto può essere celebrato anche in parrocchia, il calendario della quale forse non lo nomina... Tanto più se viene spiegato e proposto come esempio da seguire. Abbiamo bisogno dei santi, non solo come intercessori ma soprattutto come esempi di vita santa da seguire...
La parola "Amen", come si sa, è un assenso, significa "Così è", o "Così sia", dunque sia fatta la volonta di Dio in ogni cosa. Perchè durante il Padre Nostro non si deve dire Amen? Mi spiego meglio: perchè nel Padre Nostro recitato durante la Santa Messa non si deve dire l'Amen? Molti questo gesto lo sanno, ma non ne capiscono il significato. Tuttavia, c'è chi tralascia l'Amen al Padre Nostro anche durante altre occasioni, come ad esempio durante il Rosario. Diventa dunque un'abitudine. Ma altri ancora, tuttavia, dicono Amen in entrambe le circostanze. Quand' è, infine, che bisogna dire Amen, e quando invece no?
- La risposta è semplice: Il Padre Nostro della messa segue immediatamente un'altra preghiera (L'embolismo: "Liberaci o Signore..."), che fa quasi tutt'uno con la Preghiera del Signore. In questa occassione (e solo in questa), il libro liturgico insegna: AMEN non si dice.
Ringrazio per i servizi di liturgia che ci offrite tutti giorni. Volevo chiedervi un favore: potreste spiegare quali indulgenze si possono prendere in questi giorni, dedicati alla preghiera per i defunti? Vi ringrazio. Marina.
- In favore dei defunti, e applicabile soltanto ad essi, si possono lucrare:
1. Un indulgenza plenaria:
a). chi visita il cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defunti, nei giorni dall'1 all'8 novembre;
b). chi visita una chiesa o un oratorio, e recita il Padre nostro e il Credo, nel giorno della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, o, col consenso dell'Ordinario, nella domenica precedente o seguente o anche nella solennità di tutti i Santi.
2. Un'indulgenza parziale:
a). chi visita il cimitero e prega, anche solo mentalmente, per i defunti;
b). chi recita devotamente le Lodi o i Vespri dell'ufficio dei defunti o l'invocazione "L'eterno riposo"
(Ench.Indulgentiarum ed.1999, conc. N.29)
Il nostro Monastero gode dei privilegi particolari confermati con il Decreto della Penitenzieria Apostolica che estende il periodo dell'Indulgenza plenaria dai giorni dal 1 - 8.11. di ulteriori tre giorni e fino all'11 novembre. Qui il testo del Decreto.
Ho letto che sabato prossimo alcuni dei vostri confratelli diventeranno diaconi. Che cosa può fare il diacono nella liturgia?
- Ecco la citazione del libro liturgico che risponde alla tua domanda:
Mediante l'imposizione delle mani, per tradizione apostolica, vengono ordinati i diaconi, perché in virtù della grazia sacramentale esercitino efficacemente il loro ministero.
Spetta al diacono, conforme a quanto gli sarà assegnato dalla legittima autorità, conferire solennemente il Battesimo, conservare e distribuire l'Eucaristia, in nome della Chiesa assistere e benedire il Matrimonio, portare il Viatico ai moribondi, leggere la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere il culto e le preghiere dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere il rito del funerale e della sepoltura. Dediti alle opere di carità e di assistenza, i diaconi si ricordino del monito del beato Policarpo: "Siano misericordiosi, attivi e camminino nella verità del Signore, il quale si è fatto il servo di tutti".
Mediante la libera assunzione del celibato davanti alla Chiesa i candidati al diaconato sono consacrati in modo nuovo a Cristo.
Il compito della Chiesa che loda Dio e per la salvezza di tutto il mondo si rivolge a Cristo, e per mezzo di lui al Padre, viene affidato anche ai diaconi che nella Liturgia delle Ore pregano per tutto il popolo di Dio, anzi per tutti gli uomini. È dovere di tutti i fedeli della Diocesi accompagnare con la preghiera i candidati al diaconato.
Vorrei sapere cosa dice La Chiesa, in merito alla distribuzione dell'Eucarestia sulle mani, in quanto alcuni Sacerdoti ammettono questa forma di Distribuzione, ed altri sono nettamente sfavorevoli.
Giuseppe
- Grazie per la sua lettera.
Il problema della comunione eucaristica ricevuta sulla mano, proprio per le cause da lei riportate, è stato ben definito nella legislazione ecclesiastica e liturgica.
Nel 1985 la Congregazione per il Culto Divino ha emanata un documento che riguarda l'argomento. Eccolo:
Congregazione per il culto divino
LA COMUNIONE NELLA MANO
Cominciando dal 1969, la Santa Sede, pur mantenendo in vigore in tutta la Chiesa l'uso tradizionale di distribuire la comunione, accorda alle conferenze episcopali che ne fanno domanda e sotto determinate condizioni la facoltà di distribuire la comunione deponendo l'ostia sulla mano dei fedeli. Questa facoltà è regolata dalle istruzioni Memoriale Domini e Immensae caritatis (29.5.1969, EV 3/1273 ss.; 29.1.1973, EV 4/1924 ss.) come pure dal Rituale De sacra communione pubblicato il 21 giugno 1973, n. 21 (EV 4/2531). Sembra utile tuttavia richiamare i seguenti punti:
1. La comunione nella mano deve manifestare, al pari della comunione ricevuta in bocca, il rispetto verso la presenza reale del Cristo nell'eucaristia. Per questo si dovrà insistere, come facevano i padri della Chiesa, sulla nobiltà che deve comportare il gesto del fedele. Cosí i neobattezzati della fine del IV secolo ricevevano la consegna di stendere le due mani facendo "della mano sinistra un trono per la mano destra, perché questa deve ricevere il Re" (V catechesi mistagogica di Gerusalemme, n. 21: PG 33, 1125, o Sources chrèt., 126, §171; S. Giovanni Crisostomo, Omelia 47: PG 63, 898, ecc.).
2. Parimenti, sull'esempio dei padri, si insisterà sull'Amen che il fedele dice in risposta alla formula del ministro: "Il corpo di Cristo". Questo Amen dev'essere l'affermazione della fede: "Cum ergo petieris, dicit tibi sacerdos Corpus Christi et tu dicis Amen, hoc est verum; quod confitetur lingua, teneat affectus" (S. Ambrogio, De sacramentis, 4, 25: Sources chrèt., 25 bis, §116).
3. Il fedele che ha ricevuto l'eucaristia nella mano la porterà alla bocca prima di ritornare al suo posto, mettendosi da parte solo per lasciar avvicinare colui che lo segue e restando rivolto verso l'altare.
4. Il fedele riceve dalla Chiesa l'eucaristia, che è comunione al corpo di Cristo e alla Chiesa. Perciò non deve prenderla lui stesso dal piattino o dalla pisside, come farebbe col pane ordinario o col pane benedetto; invece, egli tende la mano per riceverla dal ministro della comunione.
5. Bisognerà raccomandare a tutti, specialmente ai bambini, la pulizia delle mani, per il rispetto dovuto all'eucaristia.
6. Ma prima occorre assicurare ai fedeli una catechesi del rito, insistere sui sentimenti d'adorazione e sull'atteggiamento di rispetto richiesto (cf. Giovanni Paolo II, Lettera Dominicae cenae, 24.2.1980, n. 11). Si raccomanderà loro di far attenzione a che i frammenti del pane consacrato non vadano perduti (cf. Congregazione per la dottrina della fede, Dichiarazione De particulis et fragmentis hostiarum, 2.5.1972, prot. n. 89/71, in EV 4/1625).
7. Nessun fedele dovrà essere obbligato ad adottare la pratica della comunione nella mano, ma si lascerà ognuno pienamente libero di comunicarsi nell'uno o nell'altro modo.
Queste norme e quelle indicate nei documenti della Santa Sede sopra riferiti hanno lo scopo di ricordare il dovere del rispetto verso l'eucaristia, indipendentemente dal modo con cui si riceve la comunione.
I pastori d'anime insistano non solo sulle disposizioni necessarie per ricevere fruttuosamente la comunione, la quale esige, in certi casi, il ricorso al sacramento della penitenza, ma anche sull'atteggiamento esteriore di rispetto che, nell'insieme, deve esprimere la fede del cristiano verso l'eucaristia.
Dal palazzo della Congregazione per il culto divino, 3 aprile 1985.
+ Augustin Mayer, arciv. tit. di Satriano, pro-prefetto.
+ Virgilio Noè, arciv. tit. di Voncaria, segretario.
Complimenti per il Vostro servizio di Liturgia quotidiana. Lo utilizzo quasi tutti i giorni tramite il mio telefonino. Volevo farvi una domanda. Tutti giorni, prima di alzami dal letto faccio il segno della croce, così mi ha insegnato mia madre. Potreste spiegarmi perché nella fede cristiana quel segno è così importante? So che è una domanda che potrebbe sembrare ovvia. Gesù è morto sulla croce. Ma capita tante volte che facciamo cose che diventano automatiche cié che non ci domandiamo più del loro significato... Non so se mi spiego...
- Grazie per la tua domanda. Si potrebbe rispondere in due parole. La domanda ci sprona però a spiegarlo un po' meglio. Quali sono i gesti, i segni, gli atteggiamenti più importanti della nostra fede? Questo sarà il primo:
;)
* SEGNO DELLA CROCE
I Vespri di una giornata di calendario, vanno recitati la sera precedente o nella giornata in oggetto? Cioè si tiene conto del calendario civile o della vigilia liturgica?
- Il vespro viene recitato la sera del giorno stesso del calendario. C'è una eccezione... che capita molto spesso... Questa eccezzione sono le feste e le solennità. Infatti i girni festivi iniziano con il calar del sole, cioè la sera del giorno precedente la festa... È una tradizione dell'oriente che la chiesa anticamente ha riconoscito come valida ed ha accettato come propria. In questo modo le feste, le domeniche, le solennità hanno due celebrazioni dei Vespri: i primi e i secondi vespri.
Pertanto ieri, ad es. abbiamo celebrato i "PRIMI" Vespri della solennità dell'Annunciazione del Signore e non i vespri del Venerdi della terza settimana della Quaresima, mentre questa sera, visto che nel calendario liturgico le domeniche della Quaresima (dei tempi forti) hanno la precedenza (sono più importanti) delle solennità, non celebreremo i SECONDI Vespri dell'Annunciazione ma i PRIMI Vespri della Quarta domenica della Quaresima.
Il calendario liturgico non tiene conto di quello civile... Un altro esempio... Il calendario liturgico non inizia il 1 gennaio ma la prima domenica dell'Avvento che può capitare in diverse date...
Mi potete aiutare a fare un esame di coscienza? Mi confesso una volta al mese ma non so mai cosa dire e finisco a ripetere sempre le stesse cose. Grazie. Francesco.
- Per fare una buona confessione occorre:
- Esaminare con sincerità la propria coscienza
- Essere pentito del male commesso e del bene non fatto
- Promettere fermamente a se stessi e a Dio di cambiare vita
- Accusare fedelmente i propri peccati al ministro di Dio
- Eseguire la penitenza assegnata come segno di buona volontà di riparazione
ESAME DI COSCIENZA
Per fare bene l'esame di coscienza confrontati con sincerità e calma con la PAROLA DI DIO.
Preghiera iniziale:
Spirito Santo, aiutami a confessare con sincerità e vero pentimento tutte le mie colpe.
I. I tuoi rapporti CON DIO
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, dice Gesù (Mt 22,37).
- Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio (Eb 11,6). Ho fede anche al momento della prova e della sofferenza? Ho sempre fiducia nella Divina Provvidenza?
- Non potete servire Dio e i soldi (Mt 6,24). Confido in Dio o nella ricchezza, nel potere, nella carriera?
- Nessuno eserciti la magia o consulti indovini (Dt 18,11). Sono superstizioso? Partecipo a sedute spiritiche? Frequento maghi o cartomanti? Perché?
- Cristo Gesù verrà a giudicare i vivi e i morti (2Tm 4,1). Credo sempre e veramente nella vita eterna?
- Pregate incessantemente (Ef 6,18). Prego almeno mattino e sera? Pregando non sprecate parole, dice Gesù (Mt 6,7). Prego bene o di corsa e distrattamente?
- Non pronunciare invano il nome del Signore (Es 20,7). Ho detto bestemmie?
- I primi cristiani erano assidui nell'ascoltare gli insegnamenti degli Apostoli, nella frazione del pane e nella preghiera (At 2,42). Ed io? Leggo la Bibbia, che è la Parola di Dio? Vado a Messa la domenica? Ricevo i Sacramenti? Partecipo alla vita parrocchiale?
- Chi si vergognerà di me io mi vergognerò di lui (Lc 9,26). Professo con coraggio e dovunque la fede cristiana? So prendere posizione con/per la Chiesa anche se questo potrebbe avere conseguenze dolorose?
2. I tuoi rapporti CON IL PROSSIMO
Amatevi come Io vi ho amati (Gv 13,34).
- Famiglia Se uno non ha cura dei suoi e in primo luogo di quelli che vivono nella sua casa ha rinnegato la fede (1Tim 5,8). Rispetto ed aiuto i miei famigliari, genitori? Sono paziente e aperto al dialogo?
- Coniugi Il marito ami la propria moglie come se stesso e la moglie sia rispettosa verso il marito (Ef 5,33). È così? Sono fedele con il cuore e con il corpo? So compatire i limiti e i difetti dell'altro?
- Genitori Fate crescere i vostri figli nella disciplina del Signore (Ef 6,4). Educo e faccio educare nella fede cristiana i miei figli o nipoti? Uso metodi anticoncezionali? Perché?
- Figli Obbedite ai vostri genitori (Ef 6,1) Rispetto i miei genitori? Li aiuto o voglio avere sempre ragione e sono egoista? Li aiuto nel bisogno?
- Datori di lavoro Versa sangue chi rifiuta salario all'operaio (Sir 34,22) Ho defraudato i miei dipendenti? Ho preso le bustarelle?
- Operai Chi non vuol lavorare neppure mangi (2Tes 3,19). Sul lavoro o nello studio sono stato pigro? Ho perso tempo alle cose inutili? Sono sleale e arrivista?
- Rispetto della vita Non fate violenza, non opprimete il forestiero, l'orfano e la vedova, non spargete sangue innocente (Ger 22,23). Ho commesso o fatto commettere l'aborto? Ho avuto delle liti? Aiuto concretamente i poveri e i più deboli? Ho spacciato la droga?
- Sessualità Fuggite l'immoralità (1Cor 6,18). Ho commesso atti impuri da solo o con altri? Beati i puri di cuore (Mt 5,8). Evito di vedere e leggere cose pornografiche? Sono stato motivo di scandalo?
- Perdono Chi odia il proprio fratello è omicida (1Gv 3,15). Ho sentimenti di odio, rancore, gelosia? Ho sempre perdonato?
- Lealtà Non mentitevi gli uni gli altri (Cor 13,9). Ho giurato il falso? Ho detto bugie? Ho parlato dietro le spalle? Ho mormorato e detto male degli altri?
- Pensieri Non giudicate, non condannate (Lc 7,37). Io invece cosa ho fatto??
- Omissioni Chi sa fare il bene e non lo compie commette peccato (Gc 4,17) Ed io compio il bene?
3. I tuoi rapporti CON LE COSE
Dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore, dice Gesù (Lc 12,34)
- L'attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali (1Tm 6,10). Sono troppo attaccato alle cose, ai soldi, ai vestiti, alle comodità? Penso anche agli altri?
- Non abbiamo portato nulla in questo mondo e non potremo portar via nulla (1Tim 6,7-8). Mi accontento di ciò che ho o sono avido e invidioso di chi sta meglio di me? Ho rubato? Ho pagato le tasse dovute? Ho creato liti per avere eredità, proprietà. ecc.?
- La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera (1Pt 4,7). Sono goloso? Spreco il tempo e le cose? Rispetto la natura? Uso con equilibrio l'auto, la televisione, la musica, ecc? Faccio uso di droga? Abuso dell'alcol?
* * * *
Dopo l'esame di coscienza suscita in te un sincero PENTIMENTO per i peccati commessi. PROMETTI fermamente a te stesso e a Dio di cambiare vita e avvicinati al sacerdote per fare, nel segreto, LA CONFESSIONE delle tue colpe.
* * * *
ATTO DI DOLORE:
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime del eccato.
Signore, misericordia, perdonami.
Il nostro parroco negli avvisi della domenica scorsa ha scritto che il 21.11. si ricorda la giornata "pro orantibus". Che significa "pro orantibus"? E' in latino?
- Sì, pro orantibus significa "per coloro che rimangono in preghiera". Come risposta alla tua domanda ti allego un articolo di Don CARLO CASSATELLA, s.d.b. che attingo dalla Rivista "Temi di predicazione" n.88 (2005). Credo sia una buona risposta.
:)
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21 NOVEMBRE - GIORNATA PRO ORANTIBUS
MEMORIA DELLA PRESENTAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Alla memoria odierna, che ricorda un episodio della vita di Maria non riportato dai Vangeli canonici ma registrato dal Protovangelo di Giacomo, da qualche anno si associa la preghiera e il sostegno per coloro, soprattutto donne, che hanno abbracciato quel tipico stile di vita consacrata caratterizzato, oltre che dalla vita comune e dai voti di povertà, di castità e d'obbedienza anche dalla scelta volontaria di vivere all'interno di un monastero.
È la forma di vita religiosa più antica nella Chiesa, affonda le sue radici nell'esperienza dei Padri e delle Madri del deserto che, in modo particolare nella regione orientale della Tebaide, costituirono le prime forme di vita consacrata inizialmente eremitica e solitaria poi cenobitica. Essa riconosce in Antonio Abate il proprio patriarca e in Benedetto e Scolastica i fondatori in Occidente.
È indubbio che sia necessaria una particolarissima vocazione per una forma di vita alla quale si può giustamente applicare, in modo peculiare, ciò che San Paolo scrive ai cristiani di Colossi: «la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3). Tale forma di testimonianza dei valori del Regno ha occupato e continuerà ad occupare un posto d'onore nella Chiesa. In una esperienza vitale dedicata alla preghiera e al silenzio, all'adorazione e alla penitenza dall'interno del chiostro risplende in modo unico il compito affidato da Giovanni Paolo Il alla Chiesa che, attraversando la porta del Grande Giubileo, è chiamata a contemplare con rinnovato amore il volto di Gesù, Verbo del Padre. Non per nulla tale forma di vita religiosa viene chiamata «contem¬plativa» poiché contemplare, cioè fissare lo sguardo con ammirazione e trasporto, è ciò che in forma eminente caratterizza i discepoli del Signore che «per divina ispirazione» (San Francesco d'Assi si) scelgono questa strada. La via della contemplazione porta poi ad un'identificazione della persona claustrale con Cristo stesso: «Cristo è la nostra vita» (Santa Teresa).
Chi almeno per una volta ha superato la soglia di un monastero di clausura non ha potuto non fare l'esperienza della vicinanza del Signore attraverso le parole e ancor più i volti delle sorelle e dei fratelli che parlavano di lui come di un amico intimamente presente a loro stessi. È un'esperienza che meglio comprendono coloro che vivono un forte innamoramento: si vive per e con l'amato che risulta misteriosamente e quasi palpabilmente presente anche nell'evidente assenza.
Anche se sembrano ormai superati i tempi, ancora recenti, in cui la stimo verso la vita claustrale era assopita, è possibile che ci sia chi metta in dubbio la necessità di questa testimonianza silenziosa all'interno del mondo e della Chiesa.
In un mondo che sta perdendo il senso del divino, di fronte alla sopravvalutazione di ciò che è materiale, le religiose e i religiosi contemplativi, s'impegnano dalla clausura a essere testimoni dei valori intramontabili per i quali vale la pena spendere la vita, i contemplativi sono reali testimoni del Signore per il mondo d'oggi, infondono con la loro orazione un nuovo soffio di vita nella Chiesa e nell'uomo contemporaneo.
L'essere contemplativo non significa tagliare i ponti con il mondo, con l'apostolato. Il contemplativo, la contemplativa trovano il loro modo specifico di estendere il Regno di Dio, di collaborare nell'edificazione della città terrena, non solo con le preghiere e i sacrifici, ma con la testimonianza silenziosa, che può essere capita dagli uomini di buona volontà, con cui vengono in contatto. La vita claustrale: silenziosa e appartata, nella solitudine esteriore del chiostro, è fermento di rinnovamento e di presenza dello Spirito di Cristo nel mondo. La clausura, quindi, vissuta in piena fedeltà, non allontana dalla Chiesa né impe¬disce un apostolato efficace. Come non ricordare Teresa di Lisieux? Così vicina dalla sua clausura alle missioni e ai missionari del mondo.
Un'altra opportunità all'attuazione degli impegni indicati dalla Novo millennio ineunte può essere data da parte dalle comunità claustrali. Giovanni Paolo Il raccomandava di fare di ogni comunità una scuola di preghiera ed ecco che i monasteri sono comunità di orazione in mezzo alle comunità cristiane, alle quali possono dare aiuto, alimento e speranza. Soprattutto at¬traverso una preghiera esemplare nelle forme della liturgia in modo speciale quella delle Ore.
Infine i monasteri sono tradizionalmente centri di accoglienza cristiana per .quelle persone, soprattutto giovani, che spesso vanno cercando una vita semplice e trasparente, in contrasto con quella che viene loro offerta dalla società dei consumi. Non sempre si tratta di accogliere tra le mura, come accadeva per i romei di un tempo, ma sempre è possibile per chi si avvicina ad una comunità orante sperimentare la spiritualità di comunione.
Ecco allora bastanti motivi per celebrare la giornata pro orantibus. Lodare e ringraziare il Padre per questi testimoni privilegiati dell'Assoluto che, come sentinelle giorno e notte vegliano sul mondo in preghiera a conti¬nUare l'azione dell'unico grande Pontefice il Signore Nostro Gesù Cristo sposo amante della Chiesa sposa.
Don CARLO CASSATELLA, s.d.b.
Sto cercando la Preghiera per chiedere una grazia al nostro Papa. Sapete dove trovarla?
- Preghiera per implorare grazie
per intercessione del Servo di Dio
il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II
O Trinità Santa, ti ringraziamo per aver donato alla Chiesa il Papa Giovanni Paolo II e per aver fatto risplendere in lui la tenerezza della tua paternità, la gloria della Croce di Cristo e lo splendore dello Spirito d'amore. Egli, confidando totalmente nella tua infinita misericordia e nella materna ntercessione di Maria, ci ha dato un'immagine viva di Gesù Buon Pastore e ci ha indicato la santità come misura alta della vita cristiana ordinaria quale strada per raggiungere la comunione eterna con te. Concedici, per sua intercessione, secondo la tua volontà, la grazia che imploriamo,
nella speranza che egli sia presto annoverato nel numero dei tuoi santi.
Amen.
Con approvazione ecclesiastica
CAMILLO CARD. RUINI
Vicario Generale di Sua Santità
per la Diocesi di Roma
http://www.vicariatusurbis.org/Beatificazione/Preghiera.asp
Quando si spegne il cero pasquale?
- Il cero pasquale, segno della presenza di Cristo, accompagna ogni preghiera liturgica della Comunità Cristiana, per tutto il tempo pasquale, e cioé dalla Veglia Pasquale e fino alla Compieta di Pentecoste. Va collocato accanto all'ambone, dove si annuncia la Buona Novella del Vangelo, e durante le celebrazioni è sempre acceso.
Fuori il Tempo Pasquale, invece, il cero non stia nel presbiterio né sia acceso, salvo restando le rubriche che lo espressamente prevedono (ad esempio la messa funebre).
Potreste dirmi qual è l'esatto elenco delle feste cattoliche di precetto?
- Giorni festivi di cui parlano i canoni a partire dal 1246, sono i giorni festivi di precetto, in cui si è tenuto ad osservare quanto è prescritto nel can. 1247, non i giorni denominati liturgicamente "feste", secondo la triplice distinzione in "solennità", "feste" e "memorie" (Intr.cal.roman.)
Il primo e fondamentale giorno di precetto e la Domenica, il giorno del Signore. La Domenica ha tutta la sua dignità e la sua importanza, è il primordiale giorno festivo di precetto", da osservarsi in tutta la Chiesa, poiché in esso si celebra, fin dai tempi apostolici, il Mistero Pasquale della Passione, Morte, Risurrezione e Gloria del Signore. La Domenica "è fondamento e il nucleo centrale di tutto l'anno liturgico". È questo senso pasquale che deve contrassegnare la celebrazione della domenica da parte del cristiano, che, in quel giorno, non adempie la semplice obbligazione naturale di rendere a Dio il culto dovuto, ma onora Dio con Cristo e attraverso Cristo.
Sono inoltre giorni festivi a tutti gli effetti dieci particolari solennità, le più importanti e significative dell'anno liturgico
- La Natività di N.S. Gesù Cristo: 25.12.
- L'Epifania del Signore: 6.01.
- L'Ascensione: giovedì successivo alla VI domenica di Pasqua
- Il SS.mo Corpo e Sangue di Cristo: giovedì dopo la SS.ma Trinità
- La Santa Madre di Dio Maria (una volta chiamata festa di Circoncisione del Signore)
- L'Immacolata Concezione: 8.12
- L'Assunzione di Maria: 15.08
- S.Giuseppe: 19.03
- SS. Apostoli Pietro e Paolo: 29.06
- Tutti i Santi: 1.11
Queste solennità sono feste di precetto in tutta la Chiesa per diritto comune. Ma la Conferenza Episcopale Italiana, tenendo conto delle esigenze e necessità del nostro paese ha stabilito che:
- Sono trasferite alla domenica seguente: L'Ascensione domenica VII di Pasqua; La solennità del Corpo e del Sangue di Cristo: domenica dopo la SS.ma Trinità
- Restano al giorno fisso ma senza obbligo del precetto festivo: S.Giuseppe, Santi Apostoli Pietro e Paolo (fuorché quest'ultima rimane precetto per la diocesi di Roma).
Nei giorni di precetto ogni fedele ha il dolce obbligo di partecipazione alla S.Messa e astenersi dal lavoro.
E' obbligatorio per il sacerdote, al momento della lettura del Vangelo, farsi il segno della croce sulla fronte, sulle labbra e sul petto? Se lo e', puo' un sacerdote segnarsi solo sulle labbra e sul petto?
- Segnarsi sulla fronte con il segno della piccola croce è un gesto antichissimo, più antico di quello che usiamo oggi. Inizialmente, i cristiani delle prime comunità, nelle difficoltà o pericoli, si segnavano proprio facendo una piccola croce sulla fronte (propria o di altri). Poi il gesto è diventato più grande, quello della croce che conosciamo noi, oggi. Per il Vangelo invece si segnava con tre croci: sulla fronte (perché il Signore apra la mente), sulle labbra (dia la forza di proclamare la Parola di Dio/testimoniarla) e sul cuore (perché la possa sempre amare e fare sua).
Il messale dice:
«All'ambone il sacerdote/diacono (...) traccia con il pollice il segno di croce sul libro e sulla propria persona, in fronte, sulla bocca e sul petto, lo stesso fanno tutti i presenti». PNMR3 n.134.
Come vede il gesto non sembra essere facoltativo.
Vorrei sapere perché la Santa Pasqua cambia data ogni anno solare?
- La pasqua cristiana è legata alla pasqua del popolo d'Israele che commemora la liberazione dal paese d'Egitto (Esodo 12), e la pasqua ebraica (Pesah). La tradizione ebraica, che considera importante la santificazione del tempo, ha un calendario solare-lunare e le feste ebraiche hanno antichissime origini proprio legate alle tradizioni agricole-pastorizie che hanno fondato la loro cultura. Nel calendario ebraico l'anno civile è quindi separato da quello religioso e per questo motivo anche per noi alcune feste religiose sono cosiddette «mobili», cioè cambiano di anno in anno ed altre sono invece «fisse», come il Natale. Queste due feste sono, in qualche modo legate ai due equinozi del ciclo solare. L'equinozio è il giorno nel quale il giorno e la notte sono entrambi di 12 ore e ciò capita una volta all'inizio della primavera ed un altro all'inizio dell'autunno. Per tornare alla Pasqua, il cui significato teologico è più complesso del Natale consideriamo l'anno ebraico. L'anno religioso inizia nel mese di Nissan, nel quale cade l'equinozio di primavera. Il calendario ebraico fa coincidere il plenilunio successivo all'equinozio al 14 Nissan, indipendentemente dal giorno della settimana. La base del calcolo della Pasqua cristiana rispetta quindi questa regola; la pasqua ebraica si celebra la notte tra il 14 ed il 15 del mese di Nissan (considera che per gli ebrei il giorno inizia il tramonto della sera prima). Subito, però vi è stata l'esigenza, leggendo anche le apparizioni di Gesù Risorto, di spostare la Pasqua cristiana al «giorno del Signore» cioè il giorno successivo al sabato: la domenica. Il concilio di Nicea, nel 325, ha stabilito infatti che la Pasqua cade la domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera. Alcune Chiese cristiane della Palestina seguono invece nel celebrare la Pasqua il giorno di 14 nissan (giorno, però, della morte di Gesù). L'astronomo Metone, del V secolo, stabilì poi una regola per determinare, su un ciclo di 19 anni, il giorno in cui cade il plenilunio. La riforma gregoriana ha ulteriormente precisato l'anno solare (nel 1582); il metodo odierno tiene conto di queste ulteriori precisazioni per far corrispondere l'anno civile a quello solare. Alcune chiese orientali continuano ad usare il metodo del Concilio di Nicea, secondo il calendario giuliano e non quello gregoriano; per questo motivo la festa più importante della cristianità è in realtà celebrata in date diverse! È un problema attuale che si sta cercando di risolvere nel rispetto delle singole tradizioni e soprattutto nel considerare in modo giusto ed equo la nostra origine nell'ebraismo dove Gesù si è inserito con una specificità che non può essere completamente assorbita dalla cultura ebraica. Puoi trovare alcuni siti che ti spiegano anche nel dettaglio come calcolare la pasqua; es:
http://xoomer.virgilio.it/esongi/comedatapasqua.htm
http://web.tiscali.it/gabrieletalevi/data_pasqua.htm
Don Angelo
Come si celebrano le memorie dei santi durante il tempo di Quaresima?
- Le ferie del tempo di Quaresima e cioè i giorni dal Mercoledì delle Ceneri e fino al sabato prima della domenica delle Palme, prevalgono sulle memorie dei santi, che perciò si possono celebrare solo in forma ridotta, secondo le norme liturgiche particolari.
Infatti le rubriche insegnano:
- Nell'Ufficio delle letture, dopo la seconda lettura, quella dei Padri, dal Proprio della Quaresima con il suo responsorio, si può aggiungere come terza la lettura agiografica dalla memoria del Santo con il suo responsorio e l'orazione del Santo
- Alle lodi mattutine e ai Vespri, tutto si prenda dal tempo quaresimale.
- Anche nella messa si prenda tutto dal tempo di Quaresima. Ma se si tratta del santo segnato nel calendario generale, si può prendere la colletta del Santo. Le altre orazioni invece (sulle offerte e dopo la comunione) si prendano dal formulario del giorno di Quaresima, come anche le letture. (IH, 237-239, IM, 355).
Si sta per avvicinare la Quaresima, il che significa mangiare di magro il Mercoledì delle Ceneri e tutti i Venerdì fino a Pasqua. Bene, quello che vorrei sapere, è come mai c'è l'usanza di non mangiare la carne? E poi, il pesce come viene considerato dalla Chiesa?
- Il digiuno è una pratica ascetica di origine antichissima. In ogni religione l'uomo sente che un corretto rapporto con se stessi ed il mondo siano la base per poter avere una vera e genuina esperienza di Dio. Lo stesso Gesù, nel discorso della montagna inserisce il digiuno nelle buone opere (Mt 6) con la preghiera e la carità. Con il digiuno si impara a regolare il nostro corpo, rispetto alle sue vere e reali esigenze; con la carità, intesa come pratica ascetica, siamo invitati ad un miglior rapporto con gli altri e con la preghiera instauriamo il rapporto con Dio. La preghiera, il digiuno e la carità, quindi, sono le opere che caratterizzano i tempi «penitenziali», come è appunto la Quaresima: i 40 giorni che anticipano la Pasqua. La Quaresima è stato sempre tempo di preparazione e di penitenza. Preparazione, soprattutto per i primi secoli della cristianità, per i catecumeni che ricevevano il battesimo il giorno della Pasqua; ma per tutti i cristiani è sempre preparazione e penitenza per vivere questo periodo come reale opportunità di conversione. Il digiuno è allora un «dono» che Dio offre agli uomini, soprattutto nel tempo di grazia della Quaresima, a ricordo dei 40 anni dell'Esodo del popolo liberato dall'Egitto. Adamo, nel giardino aveva avuto la proibizione di mangiare dall'albero e mangiandone ha ceduto alla tentazione ed il Nuovo Adamo, Gesù, digiunando nel deserto per 40 giorni ha vinto la tentazione del diavolo. Il digiuno ha quindi anche un alto valore religioso e cristologico. Dal libro della Genesi leggiamo che Dio ha concesso di cibarsi delle carni non nell'Eden ma a Noè ed ai suoi figli con l'alleanza stipulata dopo il diluvio (Gen 9,1-3).
È legge divina, e non soltanto disposizione della Chiesa, che i cristiani praticano la penitenza nei tempi stabiliti (can. 1249 del Codice di diritto canonico). Praticare penitenza significa osservare il digiuno, incrementare le preghiere e la carità, ognuno come può e secondo il suo stato.
La chiesa italiana, fin dal 1966 stabilisce i periodi di digiuno e di astinenza:
· Il digiuno e l'astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri (o il primo Venerdì di Quaresima per il rito ambrosiano) e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; (sono consigliati il Sabato Santo fino alla Veglia Pasquale);
· L' astinenza deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo). In tutti gli altri venerdì dell' anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l' astinenza nel senso detto oppure compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.
Nel contempo ha stabilito come praticarli:
· la Legge del digiuno "obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate".
· La legge dell'astinenza proibisce l'uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, a un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.
· Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato; alla legge dell'astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.
· Dall'osservanza dell'obbligo della legge del digiuno e dell'astinenza può scusare una ragione giusta, come ad esempio la salute. Inoltre, "il parroco, per una giusta causa e conferme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall'obbligo di osservare il giorno (...) di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie; lo stesso può anche il Superiore di un istituto religioso o di una società di vita apostolica, relativamente ai membri e agli altri che vivono nella loro casa".
In parole povere, il pesce può essere mangiato anche nei giorni di astinenza ma non deve essere particolarmente ricercato o costoso. Nei giorni di digiuno e penitenza, il mercoledì delle ceneri ed il venerdì santo, bisogna limitarsi a mangiare quanto un pasto. Il digiuno e l'astinenza sono - comunque sospesi nelle solennità e quindi anche per devozione personale sono da evitarsi nella domenica, solennità del Signore. Abbiamo visto le disposizioni della chiesa che siamo tenuti ad osservare, in senso minimale. Vorrei fare un esempio: la Chiesa ci chiede di osservare il precetto pasquale, chi però aspetta la sola Pasqua per comunicarsi al Signore? Allora, sarà sufficiente, per una buona vita cristiana, limitarsi a queste sole disposizioni o possiamo interpellare sia il nostro cuore che il confessore per farci suggerire altro?
Chi sono gli accoliti?
- L'accolito è istituito per aiutare il diacono e per fare da ministro al sacerdote. E dunque suo compito curare il servizio dell'altare, aiutare il diacono e il sacerdote nelle azione liturgiche, specialmente nella celebrazione della santa Messa; inoltre, distribuire, come ministro straordinario, la santa Comunione tutte le volte e solo quando non vi sono i ministri di cui al can. 845 del Codice di Diritto Canonico (ministri ordinari dell'eucaristia: sacerdote o diacono) o non possono farlo per malattia, per l'età avanzata o perché impediti da altro ministero pastorale, oppure tutte le volte che il numero dei fedeli quali si accostano alla sacra mensa, è tanto elevato che la celebrazione della santa Messa si protrarrebbe troppo a lungo. Nelle medesime circostanze straordinarie potrà essere incaricato di esporre pubblicamente all'adorazione dei fedeli il sacramento della Santissima Eucaristia e poi di riporlo ma non di benedire il popolo. Potrà anche, in quanto sia necessario, curare l'istruzione degli altri fedeli (ministranti straordinari) che per incarico temporaneo aiutano il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche portando il messale la croce, i ceri ecc. o compiendo altri simili uffici. Egli eserciterà tanto più degnamente questi compiti se parteciperà alla Santissima Eucaristia con una pietà sempre più ardente, si nutrirà di essa e ne acquisterà una sempre più profonda conoscenza.
L'accolito, destinato in modo speciale al servizio dell'altare, apprenda tutte quelle nozione che riguardano il culto pubblicò divino e si sforzi di comprenderne l'intimo e spirituale significato: in tal modo potrà offrirsi, ogni giorno, completamente a Dio; essere, nel tempio, di esempio a tutti per il suo comportamento serio e rispettoso, ed avere, inoltre, un sincero amore per il corpo mistico di Cristo, cioè il popolo di Dio e specialmente per i deboli e i malati.
Navigando nel Vostro sito, tra l'altro molto curato e di cui vi faccio i complimenti, ho letto una domanda nelle FAQ sulla purificazione del sacerdote all'offertorio; parla di abuso nel caso questo venga omesso; sarebbe utile precisare che nelle Messe celebrate secondo la liturgia Ambrosiana questo rito non è previsto: non vorrei infatti che si generassero paure e dubbi tra i fedeli di rito Ambrosiano che dovessero accedere al vostro sito. cordialemente, Luigi
- Grazie per la segnalazione. Il nostro sito non contempla la liturgia ambrosiana ma esclusivamente quella latina - romana e mi pare nelle faq questo è ben espresso. Non è possibile in una breve risposta includere tutte le famiglie religiose che celebrano in diversi modi. Noi, sia per il calendario, sia per le letture, sia anche per i riti ci occupiamo solo e soltanto della liturgia romana. Da molto aspettiamo un sito sul rito ambrosiano, interessantissimo per la sua spiritualità, originalità, per le sue divergenze. Speriamo nasca qualche volontario che con amore possa fare qualche lavoro interessante... Ci sono molti studi... peccato che esista così poco su INTERNET. Comunque segnalo un sito interessante: http://www.unipiams.org ed anche http://www.cattoliciromani.net/index.php?showtopic=196
P.S.
Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di diversi siti sulla Liturgia Ambrosiana. Due ne abbiamo citato qui sopra. Quel che ci chiedevano i nostri lettori però riguardava non tanto il sito descrittivo stotico quanto il sito di pastorale ambrosiana, un calendario come questo nostro. E' di questo che pensavamo scrivendo il nostro auspicio... ;)
Tante volte avevo sentito che tutti siamo fratelli. A parole si fa presto a dirlo
Ma la cosa mi ha incuriosito. E' vero che Cristo è nostro fratello. Ma in che modo siamo fratelli noi, tra noi? Che poi
in chiesa lo pure siamo, ma appena usciti fuori non ci si conosce più nessuno
- Nel canto «Mistero della fede» che tutti conosciamo l'autore ha inserito una frase che esprime bene il concetto. «Il pane che mangiamo fratelli ci farà». E' quanto la partecipazione liturgica realizza in noi convocati in assemblea: un feeling, una certezza di fratellanza, di unione fraterna, non nata da carne e da sangue, ma parimenti reale, spirituale e sacramentale, basata sull'unità del Cristo totale, risultante di Capo e corpo, composto di molte membra. Qui recuperiamo la realtà dell'appartenenza, come membra vitali, ad un solo corpo, il corpo mistico di Cristo. Qui, mentre inneggiamo all'unisono, ascoltiamo l'unica Parola di Dio e ci nutriamo alla stessa mensa eucaristica, scopriamo, come in uno specchio, il mistero che ci avvolge come assemblea liturgica, senza che ci accorgiamo. Tutti noi muniti del sacerdozio di Cristo, pur nella varietà dei ruoli, offriamo insieme la vittima immacolata a Dio Padre nello Spirito e con lei offriamo noi stessi in sacrificio di espiazione e di lode, accetto a Dio perché nostro capo, il Verbo incarnato.
E' qui che si attua l'«oggi» della Scrittura. Il Vangelo, pur scritto 2000 anni orsono, diviene storia e fede contemporaneamente. Scende dall'orecchio al cuore e riscalda i nostri rapporti divini e umani.. Come i Vangeli non ci hanno trasmesso solo storia, ma anche la fede della primitiva comunità, che lo ha abbracciato con entusiasmo, gratitudine e fervore missionario, così ora, mentre pensiamo e adoriamo con un cuor solo ed un'anima sola, il Vangelo penetra in noi e come attraverso un filtro esce non da solo, ma con qualcosa di nostro, la nostra risposta di fede, che recupera entusiasmo e fervore, pronta a misurarsi con le prove della vita.
E' come un quinto vangelo che noi scriviamo insieme, un vangelo di storia e di fede, di divino e di umano, di passato e di presente, di antico e di attuale. Qui attingiamo la forza e la franchezza per divenire «ministri della Parola», specie quando questa, anche in qualche membro delle nostre famiglie, è rifiutata o ignorata. Qui diventiamo missionari e testimoni, capaci di insegnare ciò che abbiamo imparato nel giorno del Signore alla scuola di Cristo, per perdonare le offese e dimenticare, per vivere in pace e armonia con tutti, per apprestare aiuto, in quanto possibile, senza far distinzione tra persone gradite o meno.
L'assemblea liturgica è opportunamente paragonata al grembo materno: entro questa comunità orante, infatti, si rinasce a vita autenticamente cristiana, si cresce e ci si nutre, per uscire trasformati e galvanizzati. Nell'uscire, si scioglie l'assemblea e si ritorna alla individualità, ma non cambia lo spirito, perdura la fede, una fede irrobustita, che insieme evangelizza e si curva come buon samaritano sulle ferite e sofferenze umane.
Riguardo all' utilizzo del vino per la celebrazione eucaristica, il sacerdote
deve usare solo vin santo o può usare altri vini?
- Come t'avevo scritto nella precedente, a proposito del pane per l'eucaristia, le stesse regole si applicano al vino. Come il pane deve essere puro cosi' anche il vino. Non tanto vin santo o di marca quanto puro vino d'uva senza nessun'altra sostanza, pena invalidità della consacrazione...
Pertanto il produttore, appositamente istruito, deve preoccuparsi perché il vino per le messe sia purissimo. E' qsto, e solo qusto, da prendere in considerazione.
Per essere sicuri che è cosi il vino per le messe viene venduto con l'apposita scritta "Vino per le messe" anche dalle cantine sociali che però si preoccupano, sotto la vigilanza del vescovo del luogo e con il suo riconoscimento, di produrre vino adatto per la celebrazione eucaristica.
Anche i nostri monaci producono il vino per le messe: "il Benedettino" che in pieno risponde alle qualità richieste per la celebrazione eucaristica. Viene distribuito in tutta l'Italia tramite il nostro monstero di santo Stefano Protomartire di Roma. Un po' di pubblicità? Eccola: 06/6793860. :))
Mi è capitato di seguire la Santa Messa sul canale "Telepace" ed ho notato
che il sacerdote celebrante al momento dell'offertorio non ha fatto le
abluzioni e che, al momento della Comunione non si è recato a distribuirla,
ma ha lasciato la patena sull'altare in modo che quei pochi fedeli presenti
si autocomunicassero (in pratica i fedeli si sono avvicinati all'altare
ed hanno preso l'ostia dalla patena, mentre il sacerdote era seduto); è
lecito tutto ciò??
- Non è lecito lasciarsi comunicare dai fedeli. La comunione va ricevuta e non presa. Nelle chiese orientali anche i sacerdoti concelebranti ricevono la comunione da parte del vescovo, mai la prendono da soli. Se un sacerdote lo fa fare compie un abuso ma manifesta anche poca conoscenza della propria spiritualità, non capisce perché dovrebbe essere lui a darla. E' il Padre che spezza il pane e lo distribuisce ai figli... Non solo a proposito dell'eucaristia ma anche dell'altare della Parola.
Anche il "lavabo" va fatto, secondo le prescrizioni del messale. Ed anche qui il sacerdote che non lo fa svela la trascuratezza delle cose divine. Non lo fa perché non si è mai preoccupato di approfondire il motivo di quella rubrica...
Gli abusi sono ancora più gravi perché trasmessi in TV. Ecco il ruolo dei responsabili delle televisioni cattoliche. Curare perché ogni cosa sia ad edificazione del popolo di Dio.
Ho partecipato ad una celebrazione eucaristica ed al momento della Comunione ho ricevuto un' ostia di colore marrone, dal sapore integrale. Fermo restando che il Signore Gesù è sempre lo stesso anche se in un' ostia di altro tipo, vorrei avere chiarimenti sugli eventuali tipi di ostia.
- La sua domanda viene spiegata dal can. 924 che stabilisce la materia del sacrificio eucaristico. Nel nostro caso il sacramento deve essere celebrato con il pane che è vero pane. Il §2 dello stesso canone fornisce le qualità della prima materia. Infatti dice: «Il pane deve essere solo di frumento». Significa che per la validità del Sacrificio deve essere di puro frumento, impastato e cotto al fuoco. Risulta materia invalida il pane di altre specie di cereali, come il miglio, lavena, l'orzo, ed altri ancora. Gesù si è paragonato al chicco di grano. Inoltre solo pane triticeo, non possono essere aggiunti ingredienti estranei alla farina di frumento e all'acqua.
IL canone 926 invece stabilisce che per la celebrazione eucaristica, secondo l'antica tradizione della chiesa latina, il sacerdote usi pane azzimo, ovunque egli celebri. Il canone dichiara che la chiesa latina usa, per tradizione, naturalmente non per la validità del Sacrificio ma per la liceità, pane azzimo, perché Gesù ha usato pane azzimo, avendo istituito l'Eucaristia nel giorno in cui nelle case non doveva esserci nulla di fermentato, secondo la prescrizione mosaica. Il pane azzimo, poi, mentre è particolarmente addotto a significare il corpo di Cristo nel quale non fu mai presente il benché minimo fermento di peccato, esprime bene la purezza d'animo con cui i fedeli devono accostarsi a questo sacramento.
Che cosa celebra realmente la comunità durante l'Avvento?
- Il periodo d'Avvento, conosciuto soltanto in Occidente e ricalcato sul modello del periodo di preparazione alla Pasqua, ha due origini che si lasciano ancora oggi chiaramente riconoscere nei testi della messa: una romana ed una gallicana. A partire dal sec. V a Roma viene dato rilievo all'incarnazione di Dio con una preparazione al Natale della durata da una fino a tre settimane. Questo significa contemporaneamente una caratterizzazione mariana, l'accentuazione del significato della Madre del Signore nell'ambito della storia salvifica di Dio con il suo popolo (vedi l'8 dicembre, la concezione immacolata Maria). In Gallia la liturgia, a partire dal sec. VI, si sviluppa sotto l'influsso del monachesimo gallo-irlandese in maniera leggermente diversa rispetto a Roma. La preparazione, lunga sei settimane, inizia la domenica di s. Martino (11 novembre) con una caratterizzazione escatologica e con l'accento posto sul giudizio universale e, quindi, sulla fine dei tempi. Nel Medioevo i due aspetti si compenetrano. Soltanto nel 1570, a questo riguardo, la tradizione romana delle quattro domeniche d'Avvento s'impone in tutto l'Occidente. Così la Chiesa celebra oggi una duplice venuta del Signore: la sua venuta tra gli uomini e la sua venuta alla fine dei tempi.
Secondo il nuovo ordinamento si possono distinguere nell'Avvento, senza forzature, due periodi, i quali hanno entrambi il loro proprio significato, ben espresso nel Messale italiano dalla duplice serie dei prefazi 1 e I/A, Il e II/A. I prefazi I e I/A sono da usarsi dalla prima domenica d'Avvento fino al 16 dicembre e mettono in rilievo il carattere escatologico di questo tempo: «Verrà di nuovo nello splendore della gloria, e ci chiamerà a possedere il regno promesso che ora osiamo sperare vigilanti nell'attesa» (Prefazio I). Altri temi sono il compimento delle promesse realizzato da Cristo al suo primo avvento (Prefazio I), il tema del giudizio finale che non si sa quando verrà e il manifestarsi della piena signoria di Cristo come «giudice e signore della storia» (Prefazio I/A), il tema della nuova creazione e della testimonianza cristiana nel tempo come attestazione della «beata speranza del suo regno» (Prefazio I/A).
La seconda serie di prefazi sottolinea invece l'immediata preparazione al Natale e sollecita a prendere come modelli i profeti, la vergine Madre che «l'attese e lo portò in grembo con ineffabile amore». Giovanni Battista che «lo indicò presente nel mondo» (Prefazio II). Il Messale italiano inoltre vuole sottolineare una particolare presenza della Vergine nella liturgia dei giorni immediatamente precedenti il Natale (dal 17 al 24 dicembre) dedicando a Maria, nuova Eva, un intero prefazio, il prefazio II/A, che dà così una coloritura mariana alla novena di Natale.
D'altra parte la quarta domenica d'Avvento, con le sue letture, ha pienamente il carattere d'una domenica dedicata ai padri veterotestamentari ed alla Madre di Dio, i quali hanno atteso la nascita del Signore.
Contrariamente a prima, l'Avvento non vale più come un periodo puramente penitenziale, quanto piuttosto come un periodo di gioiosa attesa. Se nelle domeniche non viene intonato il Gloria, ciò succede per una ragione differente rispetto al periodo penitenziale pasquale: il canto degli angeli sopra l'accampamento dei pastori «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2,14) deve risuonare a Natale ancora una volta come un nuovo messaggio.
Le messe 'Rorate', un tempo generalmente molto frequentate, originariamente messe votive in onore della madre di Dio nei sabati del tempo d'Avvento, possono essere celebrate anche oggi fino al 16 dicembre. Per i giorni successivi c'è ancora una particolarità: le antifone 'O' dal libro delle Ore, le quali sono intonate come versi alleluiatici prima del vangelo. Esse rappresentano una particolare ricchezza della liturgia. In questi testi vengono collegate, di volta in volta, un'invocazione glorificativa del Messia atteso ed una preghiera di supplica per la sua venuta salvifica. Questa poesia produce per mezzo della composizione di parole della Scrittura sempre nuove figure, impregnate dello spirito della parola di Dio, le quali bene esprimono il senso dell'Avvento, come: «O germoglio della radice di lesse che t'innalzi come segno per i popoli, vieni a liberarci, non tardare».
Per l'Avvento, come per l'intero anno liturgico, vale tuttavia il fatto che la comunità celebra la sua redenzione, anche se da punti di vista di volta in volta differenti.
Nella nostra Comunità, tutti i giorni facciamo l'esposizione del SS.mo Sacramento con i Vespri. Dal punto di vista liturgico è giusto?
- Bisognerebbe distinguere le due cose: l'adorazione del Santissimo Sacramento e la Liturgia delle Ore: Ci sono varie possibilità di adorazione. Si distingue principalmente tra adorazione breve e adorazione prolungata (significa un pò più lunga, per esempio almeno un'ora). Secondo il nuovo rituale "De sacra communione et cultu mysteri eucharistici extra Missam", [1973] quella breve ha un rito (lettura, canti, litania, silenzio, orazione), quella prolungata può essere o in silenzio o anche con lettura canti, ecc., soprattutto se si tratta di un'adorazione in una comunità religiosa.
Nel 1968 fu fatta la domanda se era lecito di cantare i Vespri durante l'esposizione del Santissimo Sacramento. La risposta ufficiale (Enchiridion Documentorum Instaurationis Liturgicae I, Marietti, p. 349) era: «Non è bene iniziare i Vespri con l'esposizione e concluderli con la benedizione eucaristica, ma si possono cantare i Vespri durante un'adorazione prolungata, meglio però è separare le due celebrazioni».
E nel nuovo rito del 1973, n. 96 si ripete più chiaramente: «Di fronte al Santissimo Sacramento esposto per un tempo prolungato si può pregare qualsiasi parte della Liturgia delle Ore, soprattutto le parti grandi (cioè Lodi e Vespri)». Pertanto questa disposizione esclude la celebrazione della Liturgia delle Ore con apposita esposizione dell'Eucaristia senza la debita Adorazione Eucaristica, come indicato dal Rituale.
Io recito tutti i giorni le Lodi e la Compieta. E' troppo poco??
- San Benedetto chiede ai monaci di essere assidui nella preghiera, di
pregare i salmi con la Chiesa. Lo schema romano rinnovato prevede la
recita dei 150 salmi in quattro settimane. San Benedetto invece, dice ai
monaci di recitarli tutti in una settimana.
Chiedi se le Lodi e la Compieta sono pochi?? In questa tua affermazione
sento il crescere della fame della preghiera...
:)
Se puoi, fai anche il Vespro. Le Lodi e il Vespro sono come due colonne
della preghiera delle Ore della Chiesa. Poi... Ti verrà la sete di
altre... :))
La Liturgia delle Ore monastica ha tre notturni. Perché?
- Una delle preghiere più nobili della Chiesa è proprio la Liturgia delle Ore. Non per niente il Concilio Vaticano II ha insistito sulla riforma del Breviario e sull'importanza di questa preghiera per tutti i fedeli e non solo di sacerdoti e suore.
La Liturgia delle Ore di tradizione monastica ha conservato lo schema antico quando i monaci si svegliavano "alla Prima" di notte fonda, per recitare il Breviario. (San Benedetto sottolinea che, dopo aver finito, non debbano più coricarsi, ma rimanere alla lettura dei libri sacri).
Anche oggi ci sono monasteri che si alzano di notte per la recita delle Ore notturne (ecco i notturni). Per noi i notturni fanno parte dell'Ora dell'ascolto. Dopo il primo notturno si legge la lettura biblica, dopo il secondo la lettura agiografica o dei padri o documenti della chiesa.
Il terzo notturno è solo nelle feste e solennità. Viene seguito dalla Lettura del Vangelo della festa alla quale segue una terza lettura, un commento del brano evangelico scelto.
Anche lo schema romano ha conservato queste parti ma in forma ridotta e non sempre obbligatoria. Ad es. il notturno è diventato uno solo... al quale però seguono sempre due letture... Anche il terzo notturno qualche volta viene pregato... con il nome di Veglie notturne. Queste veglie (il testo si trova in fondo ad ogni volume del breviario romano) hanno i loro cantici biblici (invece dei salmi) e il Vangelo della festa alla quale ci si prepara. Sono vivamente consigliati ma non obbligatori. E' bello però pensare la Chiesa che attende di notte la luce dell'Aurora, e con essa lodare il Cristo che Risorge da morte.
Nello schema romano rinnovato della Liturgia delle Ore, l'Ora delle Letture è stata pensata in modo affinché potesse essere celebrata in ogni momento della giornata, sia di mattino sia di pomeriggio, ma nulla vieta che sia celebrata dopo il vespro con le letture del giorno seguente. In questo modo ci si prepara già alla Lode di Dio del Nuovo
giorno che è Cristo Signore. Nello schema monastico, invece, gli inni e le antifone suggeriscono la celebrazione notturna o mattutina dell'Ora dell'ascolto e andrebbero recitati prima delle Lodi. Per le letture dell'Ora dell'ascolto il mondo monastico ha un altro libro, uno a parte,
contenente soltanto le letture (la I, la II e il Vangelo con la III lettura del commento, tutto diviso in 3 anni festivi e due anni feriali). E' un bel volumone...
Come mai inviate la liturgia del Venerdì di Quaresima? Nella nostra parrocchia non si celebra la Santa Messa nei Venerdì di Quaresima... perchè?
- I venerdì della quaresima sono stati sempre giorni diversi. A parte il digiuno totale, più o meno osservato, ma sempre caldamente raccomandato, si facevano delle riunioni della comunità con le preghiere speciali, con le catechesi, e venivano in tanti. Ancora oggi, le Chiese sorelle dei riti orientali, oltre la carne, non mangiano né pesce, né latticini ma solo pane, verdure e acqua. Suona strano ma, avendo contatti quotidiani con alcuni giovani provenienti dall'India, Ucraina, Bielorussia, Gerusalemme, loro mi confermano che la prassi tra la gente è ancora molto forte. Quel digiuno è entrato anche in Liturgia, per cui, non solo non si mangiava ma non si poteva nemmeno celebrare l'eucaristia. E ciò non soltanto per il fatto di mangiare il pane e bere il vino (e in quelle zone la comunione eucaristica è più consistente della nostra) ma per il ricordo e il rispetto della morte di Cristo, allora giorno di penitenza e di sileznio, dove «tutto il mondo tace». Nella liturgia romana l'uso del venerdì a-liturgico si è perso. E' rimasto solamente nel Venerdì e Sabato della settimana santa. Tutte le altre tradizioni liturgiche (riti liturgici) inclusa quella ambrosiana di Milano, conservano ancora oggi quella antica tradizione. Alcune chiese orientali, non potendo consacrare le specie eucaristiche, hanno introdotto la celebrazione dei pre-santificati. Durante questa celebrazione (è un vespro solenne) si distribuisce il pane consacrato e conservato dall'ultima eucaristia. Ho sentito che alcuni parroci e comunità monastiche di diverse famiglie (camaldolesi ed es.) hanno re-introdotto l'osservanza del venerdì a-liturgico nella litugia romana. Ma forse sei dalla zona di Milano e di rito ambrosiano?
Lo scorso 31 dicembre, domenica S.Famiglia la sera c'era la vespertina del 1 gennaio
se è stata comunque celebrata quella della S.Famiglia valeva comunque per la soddisfazione del precetto?
- La tua domanda è un po' complicata. Vediamo se riusciamo a capirci qualcosa. Il problema delle messe impropriamente dette prefestive ha suscitato un po' di timore negli anni precedenti. Oggi la cosa è più serena. Tutto proviene dalla concezione ebraica della giornata in cui la festa (ma il giorno stesso) inizia la sera precedente e non come da noi alle 24. L'uso, come tanti altri, è entrato anche nelle nostre liturgie. Infatti, nell'antichità si vegliava tutta la notte fino al mattino, pregando e celebrando, attendendo la festa. Oggi le solennità, alcune feste e le domeniche, iniziano con i primi vespri, cioé proprio la sera del giorno che precede la festa. Si è detto allora: siccome quel vespro apre la giornata la messa che si celebra dopo di esso deve essere quella festiva. E' dunque valida per soddisfare il cosidetto precetto. Il calendario liturgico ordina la precedenza delle solennità alle feste o memorie. In questo tuo esempio il giorno 31.12. abbiamo celebrato la Festa della Sacra Famiglia che veniva seguita dalla Solennità della Madre di Dio. E' per questo che era possibile, la sera del 31 celebrare la messa cd. prefestiva. L'altro esempio è simile a questo. La Solennità dell'Epifania nell'antichità Cristiana era una delle più grandi feste, subito dopo la Pasqua. Nell'Occidente, oggi, è prevalso il Natale ma le Chiese Orientali, ancora oggi celebrano l'Epifania molto più solennemente di noi. Un'altro problema è quello della messa di precetto. Uno che ci crede davvero, che ama Cristo e la sua Chiesa non si chiede se ha soddisfatto il precetto (cioé è andato a messa soltanto quando è stato obbligato dal Diritto Canonico e/o dai Comandamenti). Il Cristiano vive dalla celebrazione perché lì, in modo speciale e particolare può incontrare suo Signore, può cibarsi del suo Corpo. Vive nella sua presenza ogni giorno, e ogni ora. La Domenica è il giorno privilegiato per noi perché è in quel giorno che Cristo ha vinto la morte, è risuscitato e da quel momento noi abbiamo la sua vita, la vita eterna. E' in quel giorno, che la Comunità Cristiana, la comunità della parrocchia è convocata da Cristo stesso all'incontro con lui. La Domenica è infatti chiamata la Pasqua settimanale. Il discorso simile vale anche al precetto di confessione una volta all'anno. Vedi che parlare del precetto è un po' riduttivo. Noi non siamo schiavi, almeno non più. Siamo figli e fratelli suoi, come possiamo dunque parlare dell'obbligo? Spero di esserti stato d'aiuto. Scrivi pure se hai ancora dubbi. Noi siamo qui. E saremo contenti di aiutare tutti.
Quali sono le norme liturgiche per l'Esposizione del Santissimo Sacramento, in particolare per la Diocesi di Roma fatta da una religiosa? Può una suora esporre il Santissimo per l'adorazione perpetua?
- Bisognerebbe rivolgersi direttamente al Vicariato, presso san Giovanni in Laterano. Non credo esistano norme particolari per la diocesi di RM, ci sono quelle generali. Innanzitutto l'esposizione perpetua, perché di questa si tratta se il santissimo viene esposto tutta la giornata, ha bisogno di un permesso particolare (fuorché si trattasse di una tantum - una al mese ad esempio e per la sola comunità, senza afflusso del popolo).
Anche i consacrati, se non ministri dell'eucaristia, cadono sotto la legge generale e senza permesso particolare (ad personam) non possono effettuare atti liturgici del genere. L'adorazione eucaristica è sempre un atto liturgico anche se fatto in modo meno solenne.
Può rivolgersi direttamente al Vicariato all'Ufficio liturgico o all'Ufficio degli Istituti di Vita concasrata. Senz'altro potranno darle tutte le spiegazioni.
Oggi il prete ha detto un altro CREDO durante la messa. Come mai??
- Ci sono diversi modi per esprimere la nostra fede durante la celebrazione eucaristica. Il testo più usato è quello che usiamo quasi tutte le domeniche. Nel tempo pasquale il messale propone e suggerisce di sostituirlo con un altro testo, con il Credo detto "Apostolico". E' un testo molto antico, più breve del precedente. Può essere usato nella liturgia come quello ordinario. Si può qualche volta, in modo particolare nei giorni con il carattere battesimale, proporre alla comunità il Credo del Rituale battesimale, o quello della Veglia Pasquale anche con la rinnovazione delle promesse battesimali ed aspersione con l'aqua benedetta.
E' vero che per il tempo di Pasqua sull'altare ci debba essere il cero pasquale e non la croce?
- Cara Annarita,
La Croce di Cristo è un simbolo per eccellenza di noi, Cristiani. E' sempre presente vicino all'altare, anche se per qualche giorno dell'anno viene coperta. Il cero pasquale, il segno di Cristo Risorto e la Luce che illumina il nostro cammino, viene collocato accanto all'ambone presso la quale si legge il Vangelo. E' li' fino alla solennità di Pentecoste.
La fonte è il Ceremoniale dei Vescovi e il Messale.