COMMENTO
LETTURE: Sir 48, 1-4. 9-11; Sal.79; Mt 17, 10-13. E’ venuto, ma non l’hanno riconosciuto… L’israelita fedele, quando sente ormai prossima la sua fine nel tempo, ripete per tre volte: “E’ venuto, è venuto, è venuto”. L’allusione evidentemente è rivolta al Messia e vuole essere un atto di fede finale nel dubbio che l’atteso delle genti sia nato e non sia stato visto, accolto e riconosciuto. Il monito del Vangelo di oggi è rivolto a noi distratti e disattenti ai passaggi del Signore e dei suoi profeti. Anche noi potremmo meritare il rimprovero di Gesù: sono venuto e non mi avete riconosciuto. “Ho paura del Signore che passa”, affermava Sant’Agostino; il timore dovrebbe essere maggiore in noi, ancora più facilmente vittime di imperdonabili distrazioni. Dio parla e ci parla in molti modi. Media la sua parola con gli eventi della storia e con le voci dei suoi profeti, ma è la sua voce, il suo messaggio che è per noi e attende risposte di gratitudine e di libera adesione a Lui. Ci parlerà ancora con il Suo natale. A noi la risposta generosa e riconoscente.
DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO
Colui che è stato costituito abate pensi sempre quale peso si è assunto e a chi deve rendere conto della sua amministrazione (Lc 16,2); e sappia che deve più giovare che dominare. Per questo bisogna che egli sia dotto nella legge divina, perché sappia da dove trarre insegnamenti nuovi e antichi (Mt 13,52); sia casto, sobrio, misericordioso, umile, e sempre faccia prevalere la misericordia sulla giustizia (Gc 2,13), per ottenere lo stesso anche lui. (Cap.64,7,10.)