COMMENTO
LETTURE: At 9, 1-20; Sal.116; Gv 6, 52-59. Se no… non avrete in voi la vita. Il discorso di Gesù su se stesso, come pane del mondo e medicina di immortalità, continua. Questo pane è Gesù stesso, la sua persona umano-divina, che reca la vita nuova a chi lo accoglie con fede, ne ascolta la parola, lo ospita in sé. Fino a questo punto l’immagine del pane, nutrimento indispensabile a chi vuol vivere e crescere, è servita a far capire quanto Gesù sia necessario per la vita piena dei suoi discepoli. Con l’accento alla sua carne data a favore del mondo, perché viva, vi è un esplicito riferimento alla passione e morte di Gesù, liberamente accettata, in vista della salvezza dell’umanità. Il passaggio dalla figura del pane a quella della carne offre il supporto sacramentale per il discorso sul pane della vita. Ma la non accettazione dei giudei è ancora molto forte e vanifica tutto: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” come si poteva credere o accettare una proposta di questo genere? “In verità, in verità vi dico, se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo, e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita”. Penso che non ci si possa sorprendere che non si parli di pane e di vino, bensì di carne e di sangue, ma nella fede presupposta da Giovanni gli elementi del banchetto sono visti nella loro effettiva significazione sacramentale, rimandando il tutto alla concreta esistenza storica di Gesù – il suo corpo, carne; la sua morte redentrice, il sangue. Possiamo dire di trovarci dinanzi ad una delle pagine più straordinarie del Vangelo. Sapere che Dio manda il suo Figlio a salvarci, a dare la vita per noi, donandoci perfino la possibilità di partecipare intimamente al mistero del suo Figlio, Gesù.
I SANTI DI OGGI
DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO
Alla mensa dei fratelli mentre mangiano non deve mai mancare la lettura; ma non sia uno a caso che prenda un libro e si metta a leggere, bensì vi sia un lettore stabilito per tutta la settimana, che entra in servizio la domenica. Egli, iniziando il turno di lettura, dopo la Messa e la comunione, si raccomandi alla preghiera di tutti, perché Dio tenga lontano da lui lo spirito di superbia. Il lettore intoni nell’oratorio questo versetto, che venga poi ripetuto da tutti per tre volte: «Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode» (Sal 50,17); e, ricevuta la benedizione, entri nell’ufficio di lettore. (Cap.38,1-4.)