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Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Mercoledì 09 Aprile 2008 :: III Settimana del Tempo di Pasqua

COMMENTO

Colore liturgico: bianco LETTURE: At 8, 1-8; Sal.65; Gv 6, 35-40.

La volontà del Padre: chiunque vede il Figlio abbia la vita eterna.

Gesù parla, a più riprese, del fatto che, se egli è venuto in questo mondo, è venuto per eseguire un progetto del Padre suo. “Tutti quelli che il Padre mi dà si avvicineranno a me; e chi si avvicina a me con fede, io non lo respingerò”. Egli sviluppa il tema della fede come iniziale comunione con la sua persona e iniziale appagamento del bisogno umano. L’evangelista per esprimere questi moti dell’amore tra il creatore e la creatura usa un’espressione spaziale: Dio in Cristo viene verso l’uomo e l’uomo, mediante la fede va, si accosta a Dio. Il Figlio è venuto dal Padre e con il Padre lavora per offrire salvezza per coloro che accoglieranno la loro unica Parola. “Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui, abbia la vita eterna”. Risulta molto chiaro che l’animo del Cristo è pieno della volontà del Padre suo, e che si arresta solo davanti all’ostacolo della incredulità. L’esperienza ci dice quanto sia facile fare ciò che a noi piace fare, ritenendo arbitrariamente che questa sia la cosa che Dio ci chiede. Gesù invece si è sempre confrontato nella preghiera, nello sguardo diretto al Padre - “passava spesso le notti in preghiera” – con questa volontà paterna, dandoci un grandissimo insegnamento. Dobbiamo essere convinti che in un mondo abbastanza vagabondo, e noi non siamo da meno, la possibilità di salvezza – sarà sempre così - non è nelle mani dell’uomo, anche se la presume, ma è in quell’essere mandato, perché “io non perda nulla di quanto egli mi ha dato”. Saremmo nella gioia se fossimo veramente convinti che il nostro Padre che è nei cieli ha questo progetto per noi, e che la nostra saggezza consisterà soltanto nel saperlo vivere.




DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

Per gli infermi ci sia un locale a parte destinato a tale scopo e un fratello infermiere pieno di timor di Dio, diligente e premuroso. L’uso dei bagni agli infermi si conceda ogni volta che è necessario; ai sani invece, specialmente ai più giovani, si permetta più di rado. Ai fratelli molto malati e ai più deboli si conceda anche di mangiare carne per rimettersi in forze; ma appena si siano ristabiliti, tutti si astengano dalle carni, come di consueto. Quindi l’abate abbia sommamente a cuore che gli infermi non siano trascurati dal cellerario o dagli assistenti; è responsabile lui di ogni mancanza dei discepoli.  (Cap.36,7-10.)