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Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Venerd́ 22 Febbraio 2008 :: II Settimana del Tempo di Quaresima

COMMENTO

Colore liturgico: bianco LETTURE: 1 Pt 5, 1-4; Sal 22; Mt 16, 13-19.

Gesù e la Chiesa.

La liturgia di oggi ci presenta Gesù e gli apostoli in un territorio a nord di Gerusalemme, ai confini con le regioni pagane. Proprio in questo ambito, che è anche montuoso, Gesù si rivolge agli apostoli con l’intento di esortare la loro fede. Le domande che Egli pone hanno proprio questo scopo: far comprendere che la missione che Egli affiderà loro potrà essere esercitata solo nella fede nella sua (di Gesù) persona. È l’apostolo San Pietro che prende la Parola per confessare la fede in Gesù. In questo brano evangelico, tratto dalla liturgia odierna, si evidenzia l’atteggiamento di San Pietro. Egli, parlando a nome degli apostoli, così risponde alla domanda di Gesù. Non è una questione secondaria, ma anzi va alla radice della fede, perché si interpella proprio sulla figura dello stesso Gesù. È una domanda che va diritto al nostro cuore e richiede una risposta assolutamente personale. Ognuno di noi si dovrebbe chiedere chi è Gesù per me e che posto ha nella nostra vita. È un amico, saggio e fedele da visitare ogni tanto, soprattutto quando siamo nel bisogno? È un profeta la cui missione finita sulla croce ci può essere di insegnamento soprattutto nel chiedere una costanza e coerenza nei momenti più difficili? È il Figlio di Dio, Gesù, che si incarna, per rispondere alla missione del Padre e chiede a tutti di riconoscerlo come il Cristo. La nostra risposta personale non potrà pero non essere pronunciata nella chiesa, la chiesa che è nata dalla fede in Cristo.



I SANTI DI OGGI


DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

Il decimo gradino dell’umiltà si sale quando non si è facili e pronti al riso, perché sta scritto: «Lo stolto alza la voce mentre ride» (Sir 21,23). L’undicesimo gradino dell’umiltà si sale se il monaco, quando parla, lo fa pacatamente e senza ridere, con umiltà e gravità, usando poche e sensate parole e senza alzare la voce, come sta scritto: «Il saggio si riconosce per la sobrietà nel parlare».  (Cap.7,59-61.)