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Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Marted́ 05 Febbraio 2008 :: IV Settimana del Tempo Ordinario - Anno II

COMMENTO

Colore liturgico: rosso LETTURE: 2 Sam 18,9-10.14.24-25.30 - 19; Sal 85; Mc 5, 21-43.

Fanciulla, io ti dico, àlzati

Due miracoli incastonati l’uno nell’altro, come pietre preziose di un unico prezioso gioiello. Il filo d’oro che unisce questi due miracoli è la fede. Ci è presentata la fede della donna malata da dodici anni. Nel silenzio del suo dolore non chiede compassione dagli altri. Vivere nel silenzio e nell’umiltà non significa per questa donna vivere nella rassegnazione. Ella sa benissimo dove cercare e trovare la fonte per la sua salvezza. Vuole allora l’incontro con Gesù, lo cerca con determinazione e chiede semplicemente di toccare il mantello di Gesù. È la fede che è capace di superare tutte le difficoltà per arrivare a Gesù. La fede di questa donna si esprime nel silenzio del cuore con la convinzione intima della potenza di Gesù. Troviamo, poi, la fede del capo della sinagoga. È una fede che si testimonia in modo pubblico per proclamare davanti a tutti la certezza che supera lo scetticismo di tutti. Sono due modi diversi per testimoniare la stessa fede. Possiamo allora chiederci, come noi stessi testimoniamo la nostra fede. Poniamo in Gesù la nostra fiducia è l’invito che proviene dalla pagine del Vangelo di oggi. Cerchiamolo in umiltà e con costanza per proclamare, con Maria, le grandi cose che il Signore fa in noi.



Nel nostro Santuario: Solennità del Santo Volto, Messa Propria.

Da domani inizia Tempo di Quaresima
Colore Liturgico: Viola
Lezionario Festivo: Ciclo A
Tempo di Quar.: Post Cinerium
Settimana del salterio: IV



I SANTI DI OGGI


DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

Ma questa stessa obbedienza sarà accetta a Dio e gradita agli uomini solo quando si esegue il comando senza esitazione, senza lentezza, senza svogliatezza, senza mormorare e senza opporre un rifiuto; 1erché l’obbedienza che si presta ai superiori, si presta a Dio; egli infatti ha detto: «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16). E bisogna che i discepoli lo facciano di buon animo, perché Dio ama chi dona con gioia (2 Cor 9,7). Se infatti il discepolo obbedisce malvolentieri, se si mette a mormorare, non dico con la bocca ma anche soltanto nel suo cuore, ancorché eseguisca il comando, la sua obbedienza non sarà gradita a Dio, il quale vede il cuore di lui che mormora; e quindi per tale azione non ottiene alcun merito, anzi incorre nel castigo dei mormoratori se non si corregge facendone penitenza.  (Cap.5,14-19.)