Per vedere correttamente la grafica di questo sito occorre un browser più recente.
   Invia questa pagina ad un amico (si apre in una nuova finestra)     Versione adatta alla stampa o ai PDA     Fai di questo sito la tua pagina iniziale Aggiungi ai Preferiti     Dimensione caratteri-+=              

Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Luned́ 28 Gennaio 2008 :: III Settimana del Tempo Ordinario - Anno II

COMMENTO

Colore liturgico: bianco LETTURE: 2 Sam 5, 1-7. 10; Sal 88; Mc 3, 22-30.

Gli scribi discesi da Gerusalemme

Gesù è nella Galilea e la sua fama si diffonde ormai in tutta la Palestina. A Gerusalemme già qualcuno ha paura, perché vede in Gesù un nemico da combattere. Gli scribi che scendono da Gerusalemme e parlano con Gesù dimostrano lo stesso scetticismo. Importante è l'atteggiamento di Gesù che leggiamo nel brano che oggi ci propone la liturgia. Egli risolve la insofferenza dimostrata da questi scribi con una accoglienza fiduciosa. Li chiama e li esorta a scoprire il messaggio d'amore che Egli stesso porta. Gli scribi non hanno il coraggio di parlare chiaramente; Gesù invece parla francamente e con sincerità ed li invita a riflettere sul suo messaggio per scoprire, in Lui l'unico Bene e la vittoria su tutti i mali. È una esortazione per noi ad ascoltare sempre la Parola di Dio con cuore disposto a riconoscere la sua potenza di amore. Gesù ci chiama in molte occasioni della nostra vita. Avviciniamoci allora fiduciosi a Gesù stesso, apriamo le orecchie del nostro cuore e sentiremo la voce dolce che chiama tutti noi. Avviciniamoci con fede e speranza per sconfiggere tutti quei scetticismi che possono albergare nei nostri cuori. Scopriamo, stupiti, l'invito a superare le difficoltà della vita con slanci di giustizia e di amore e di misericordia.



I SANTI DI OGGI


DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

Non essere superbo. Non dedito al vino. Non mangione. Non dormiglione. Non pigro. Non ingiurioso. Non maldicente. Riporre in Dio la propria speranza. Quando si scorge in sé qualcosa di buono, lo si attribuisca a Dio e non a se stesso. Il male invece si sia convinti che è opera propria e lo si imputi a sé.  (Cap.4,34-43.)