Per vedere correttamente la grafica di questo sito occorre un browser più recente.
   Invia questa pagina ad un amico (si apre in una nuova finestra)     Versione adatta alla stampa o ai PDA     Fai di questo sito la tua pagina iniziale Aggiungi ai Preferiti     Dimensione caratteri-+=              

Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Domenica 20 Maggio 2007 :: Ascensione del Signore

COMMENTO

Colore liturgico: bianco LETTURE: At 1, 1-11; Sal 46; Eb 9, 24-28; 10, 19-23; Lc 24, 46-53.

Non è qui…

Dopo quaranta giorni dalla risurrezione, Gesù, vincitore del peccato e della morte, come aveva preannunciato ripetutamente ai suoi discepoli, sale, glorioso e trionfante, al cielo. “Vado a prepararvi un posto” – aveva detto loro. Verrebbe da pensare ad una conclusione, ad una fine, ad un distacco e ad un addio, ma non è così. Egli ci precede nella gloria, ma ci attende tutti nella stessa beatitudine eterna. Mai come oggi ci è dato di comprendere fino in fondo il significato che Gesù voleva annettere alla parola “VIA” quando asseriva: “Io sono la via, la verità e la vita”. La via è Cristo stesso, che ci addita il cielo come la meta finale dell’umana esistenza e l’approdo a cui tendere. E’ stato Lui a renderci possibile il ritorno al Padre, è il frutto della redenzione, è il trionfo dell’amore di Dio verso noi peccatori. Il cielo si riapre e l’uomo ritrova la sua patria, rientra in comunione con il Padre e con la forza dello Spirito Santo, vede alimentata la speranza del possesso dei beni futuri. Oggi per tutti i credenti s’innalza la preghiera di Cristo: egli implora l’unità perfetta e la fraternità vera tra i suoi, chiede al Padre che tutti siano con Lui, tutti possano contemplare la sua gloria, tutti diventino testimoni dell’amore. Gesù ripropone ancora all’uomo di oggi la via del cielo, indica loro con la migliore evidenza possibile, lo scopo ultimo della vita; a noi ancora immersi nel tempo ci parla di cielo, di eternità, di paradiso, cerca di distoglierci almeno un po’ dalle cose della terra per farci contemplare i cieli aperti e la gloria di Dio.Ascensione del Signore. 



Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo

Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.

Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore. Ascoltiamo l’apostolo Paolo che proclama: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2). Come egli è asceso e non si è allontanato da noi, così anche noi già siamo lassù con lui, benché nel nostro corpo non si sia ancora avverato ciò che ci è promesso. Cristo ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Di questo diede assicurazione facendo sentire quel grido: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9, 4). E così pure: «Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare» (Mt 25, 35). Perché allora anche noi non fatichiamo su questa terra, in maniera da riposare già con Cristo in cielo, noi che siamo uniti al nostro Salvatore attraverso la fede, la speranza e la carità? Cristo, infatti, pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo già con lui. E Cristo può assumere questo comportamento in forza della sua divinità e onnipotenza. A noi, invece, è possibile, non perché siamo esseri divini, ma per l’amore che nutriamo per lui. Egli non abbandonò il cielo, discendendo fino a noi; e nemmeno si è allontanato da noi, quando di nuovo è salito al cielo. Infatti egli stesso dà testimonianza di trovarsi lassù mentre era qui in terra: Nessuno è mai salito al cielo fuorché colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo, che è in cielo (cfr. Gv 3, 13). Questa affermazione fu pronunciata per sottolineare l’unità tra lui nostro capo e noi suo corpo. Quindi nessuno può compiere un simile atto se non Cristo, perché anche noi siamo lui, per il fatto che egli è il Figlio dell’uomo per noi, e noi siamo figli di Dio per lui. Così si esprime l’Apostolo parlando di questa realtà: «Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo» (1 Cor 12, 12). L’Apostolo non dice: «Così Cristo», ma sottolinea: «Così anche Cristo». Cristo dunque ha molte membra, ma un solo corpo. Perciò egli è disceso dal cielo per la sua misericordia e non è salito se non lui, mentre noi unicamente per grazia siamo saliti in lui. E così non discese se non Cristo e non è salito se non Cristo. Questo non perché la dignità del capo sia confusa nel corpo, ma perché l’unità del corpo non sia separata dal capo. Disc. sull’Ascensione del Signore, ed. A. Mai, 98, 1-2; PLS 2, 494-495).



I SANTI DI OGGI


DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

La mensa dell’abate sia sempre con gli ospiti e i pellegrini. Quando poi ci sono pochi ospiti, egli potrà convocare alla sua mensa qualcuno dei fratelli a sua scelta. Bisogna però che uno o due anziani restino sempre con i fratelli per la disciplina.  (Cap.56,1-3.)