preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
Nel nostro Ordine Benedettino Silvestrino
San Silvestro Abate, soll.
LETTURE 1Re 19,4-9.11-15; Sal 14; Mt 13,44-46
La concomitanza della solennità di Cristo Re dell’universo fa sì che la festa annuale di S. Silvestro slitti di un giorno, dal 26.11. al 27.11. Sarebbe stato bello celebrare il Santo in domenica con un concorso di popolo più ampio, ma le norme liturgiche non lo permettono. D’altronde non si tratta solo di leggi ecclesiastiche, ma ne va di mezzo un dato teologico fondamentale: Gesù è re dell’universo perché tutto da Lui proviene e tutto in Lui si riassume. I Santi hanno dato testimonianza di questa centralità del Cristo ed è giusto che, celebrandola sotto l’immagine della regalità, essi si dispongano in secondo piano rispetto a Colui che è la fonte stessa della santità.
Fatta questa premessa, crediamo che la festa di S. Silvestro, compatrono della città di Fabriano, vada comunque ricordata ai fedeli. Non c’è fabrianese che non abbia sentito parlare di questo Santo. Basta alzare lo sguardo verso ovest per essere colpiti dal grande edificio bianco incastonato tra i boschi di Montefano. Di che si tratta? Di S. Silvestro, risponderanno i fabrianesi. Ma quale Silvestro? A questo punto le risposte si fanno più incerte. Non è il Silvestro del 31 dicembre (quello era un papa dei tempi di Costantino), ma Silvestro da Osimo nelle Marche (prov. di Ancona) che si fece eremita nei dintorni di Fabriano, appunto sul Montefano, e ivi morì il 26 novembre 1267.
Costatata la poca conoscenza della vita e dell’opera di S. Silvestro, quest’anno i monaci hanno preso l’iniziativa, d’accordo con il vescovo e con i parroci, di scendere in città per parlare del loro Santo in preparazione alla sua festa. Così giovedì 23, venerdì 24 e sabato 25 novembre eravamo presenti nelle parrocchie cittadine per celebrare la messa vespertina e proporre una breve riflessione su S. Silvestro. Non saranno molti i fedeli che potremo raggiungere, perché le messe feriali in genere sono scarsamente frequentate, ma anche questo contribuirà a far emergere S. Silvestro dall’oblio in cui lo hanno cacciato l’inesorabile volgere del tempo e la corta memoria degli uomini.
Senza tema di essere tacciati di campanilismo, riteniamo che i fabrianesi dovrebbero essere un po’ più riconoscenti verso questo Santo, perché anche per suo merito la loro città è conosciuta in tutti i luoghi in cui la congregazione silvestrina è diffusa. E si tratta di tutti i continenti, perché ai quattro in cui essa è presente da tempo, recentemente si è aggiunta anche l’Africa con la fondazione del monastero di S. Benedetto a Butembo, nella Repubblica democratica del Congo. E’ impossibile parlare di Silvestro senza coinvolgere Fabriano che è stata il centro della sua attività quando, lasciata Grottafucile nella Gola della Rossa, si stabilì sul Montefano verso il 1230 in un luogo donatogli da sei cittadini di Serraloggia. Ciò dicendo, non ci illudiamo di far rivivere quel feeling originario che col tempo, come è nella natura delle cose, si è andato affievolendo, ma che almeno si sappia che il Montefano non è solo un punto di riferimento per le escursioni quando il tempo lo permette, ma soprattutto un luogo santificato da un eremita che ha fatto della ricerca di Dio il programma della propria vita e ha insegnato agli altri, a cominciare dalla nostra gente, a fare altrettanto.
(Don Giacomo Tempestini, OSBSilv. dal Monastero San Silvestro in Fabriano)
Se per caso un nobile vuole offrire il proprio figlio a Dio nel monastero e il fanciullo è ancora in tenera età, i genitori scrivano la carta di petizione, di cui abbiamo parlato sopra; e insieme alle offerte della Messa avvolgano nella tovaglia dell’altare la stessa petizione e la mano del fanciullo; e così lo offrano. (Cap.59,1-2.)