preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)
Per le letture del giorno:
Siate santi perché Io sono santo.
È il Signore che parla a Mosè. Ribadisce le sue leggi indicandole come via unica alla santità. Il Signore Gesù però verrà a liberarci dalla schiavitù della legge per indicarci la via aurea dell’amore. Lo dichiara apertamente S. Paolo scrivendo ai Galati: «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù». La verità di Cristo è fonte sicura di liberazione, il suo amore è redenzione, il nostro amore a Dio e al nostro prossimo diventa per noi motivo di merito e di comunione con Gesù redentore. La scena del giudizio finale, che il Vangelo odierno ci prefigura, ci conferma in questa verità. L’amore che concretamente e gratuitamente abbiamo offerto al nostro prossimo più indigente, Gesù lo ritiene come fatto a se. Egli ci vede il pieno adempimento, non più di un precetto o di una legge, ma del comandamento nuovo: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». Il nuovo propulsore della vita del cristiano non è più la paura della legge e delle relative sanzioni, ma solo ed unicamente la cognizione e la pratica dell’esempio che Gesù ci ha offerto con il dono della sua vita per noi. L’amore a Dio e l’amore al nostro prossimo quasi si fondono in Uno e ci danno la pienezza della comunione. Ecco perché nel giorno del giudizio ci sentiremo dire: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Da questa identificazione di Gesù con i poveri e i derelitti della terra possiamo trarre la gioiosa conclusione che Egli è vivo e presente in mezzo a noi ad assolvere il compito eterno di redimere tutte le nostre miserie e le nostre povertà. Dovremmo anche concludere che Egli ci vuole indicare una via di comunione che completa e vivifica quella sacramentale eucaristica. Dobbiamo imparare a riconoscerlo con la stessa fede sia nell’Ostia consacrata sia negli stracci logori del povero.
Se dunque gli occhi del Signore scrutano buoni e cattivi (Pr 15,3) e se il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio, se c’è uno che cerchi Dio (Sal 13,2), e se dagli angeli a noi assegnati, quotidianamente, giorno e notte, vengono riferite le nostre azioni al Signore nostro Creatore, allora dobbiamo essere continuamente vigilanti, fratelli, affinché il Signore, come dice il profeta nel salmo, non ci veda mai volti al male e diventati inutili (Sal 13,3 Volg.); e, se anche ci perdona adesso perché è misericordioso e aspetta che ci convertiamo, non debba poi dirci un giorno: «Hai fatto questo e io ho taciuto» (Sal 49,21 Volg.). (Cap.7,26-30.)