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Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Luned́ 10 Maggio 2004 :: V Settimana del Tempo di Pasqua

COMMENTO

Colore liturgico: bianco LETTURE: At 14, 5-18; Sal.113; Gv 14, 21-26.

Accogliere ed amare.

«Dice il Signore: «Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani». È un oracolo del profeta Isaia, è una denuncia antica, ma che ancora ci potrebbe riguardare personalmente. Il vero culto che diamo a Dio non può essere fatto di parole e di esteriorità, ma deve sgorgare dal cuore, da profonde convinzioni, illuminate e sorrette dalla fede. San Benedetto raccomanda ai suoi monaci che quando pregano mente e cuore debbano essere in perfetta sintonia. Oggi Gesù ci detta la regola d’oro: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Accogliere i comandamenti e amarli significa comprendere innanzitutto che sono per noi un dono insostituibile, significa ancora convincersi che sono come segnali luminosi sul nostro cammino, che ci preservano dal male e ci guidano verso il vero bene. L’effetto mirabile dell’accoglienza dei comandi divini e della loro osservanza è la certezza di amare veramente il Signore e di sentirsi amati da Lui. È il vero benessere dell’anima, è la meravigliosa manifestazione di Dio in noi, la sua in abitazione, la sua stabile dimora nella nostra esistenza, la pienezza della sua rivelazione. Egli ci santifica e ci fortifica con la sua grazia, ci guida con i suoi comandamenti; la loro osservanza ci rende poi consapevoli che Lui è in noi e noi in Lui. Sono le virtù della fede, della speranza e dell’amore ad operare in crescendo e in continuità la nostra unione con Cristo e con la Trinità beata. Lo Spirito Santo compirà la sua opera in noi: «Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Così la liturgia ci orienta già da oggi verso la Pentecoste. Cominciamo ad invocarlo perché scenda e rinnovi la faccia della terra.




DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

L’oratorio deve essere ciò che il suo nome significa; null’altro perciò vi si faccia o vi si deponga. Terminato l’Ufficio divino, tutti escano nel più assoluto silenzio con gran rispetto a Dio; di modo che se un fratello volesse continuare a pregare da solo, non ne sia impedito dall’altrui importunità. Ma anche in altri momenti, se qualcuno desidera pregare in segreto da solo, entri semplicemente e preghi, non a voce alta ma con lacrime e fervore di cuore. Perciò, a chi non si comporta in questo modo non sia permesso rimanere nell’oratorio quando è terminato l’Ufficio divino, come abbiamo detto, perché gli altri non siano disturbati.  (Cap.52,1-5.)