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Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Sabato 06 Dicembre 2003 :: I Settimana del Tempo di Avvento

COMMENTO

Colore liturgico: bianco LETTURE: Is 30, 19-21.23-26; Sal.146; Mt 9, 35-10,1.6-8.

La messe e gli operai.

L’avvento del Regno è essenzialmente opera divina. Cristo stesso lo rende presente e vivo tra noi. Occorre però che sia garantita la continuità nei secoli futuri e per questo occorrono operai specializzati che sappiano accogliere l’invito a lavorare assiduamente nella vigna del Signore. Per questo oggi ci viene suggerita una esplicita intenzione di preghiera: «Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe!». Sappiamo che la messe e il mondo, l’umanità intera che attende l’annuncio e la salvezza. Una missione che supera le forze umane, ma che è resa possibile per la forza dello Spirito Santo di Dio e della stessa Parola che Cristo ci affida. L’annuncio e la testimonianza implicano e dovrebbero produrre prodigiose guarigioni dai mali fisici e spirituali che affliggono l’uomo d’ogni tempo. Lo spirito del male ancora serpeggia ed insidia la nostra esistenza! Viene così designata la perenne missionarietà della chiesa e l’impegno primario dei futuri apostoli e, come ci ha ricordato il Concilio Ecumenico Vaticano II, di ogni credente. L’attuale crisi di vocazioni non possiamo quindi attribuirla al Signore, ma piuttosto alla sordità e alle distrazioni dei giovani del nostro tempo. Forse dovremmo anche esaminarci se non manchi la nostra preghiera raccomandataci da Cristo e l’efficacia della nostra convinta testimonianza. Non è sufficiente limitarci ad una giornata annuale di preghiera e di offerte per le vocazioni e per il sostentamento dei nostri seminari. Deve essere incessante la preghiera e continuo l’esempio da offrire.



I SANTI DI OGGI


DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

Nel monastero i fratelli abbiano il loro posto secondo l’ingresso nella vita monastica, o secondo i meriti personali, o secondo la decisione dell’abate. Questi però non conturbi il gregge a lui affidato con ingiuste disposizioni, quasi facendo uso di un potere assoluto, ma pensi sempre che di tutti i suoi giudizi e azioni dovrà rendere conto a Dio.  (Cap.63,1-3.)