COMMENTO
LETTURE: 1 Mac 6, 1-13; Sal.9; Lc 20, 27-40. Il Dio dei vivi. «Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato!». È una solenne affermazione di S. Paolo nella lettera ai Corinzi. Lo stesso apostolo aggiunge che se Cristo non è risorto è vana la nostra fede e arriva a dirci: «Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini».I sadducei non credevano nella risurrezione e immaginavano la vita futura come una continuazione più o meno aggiornata di quella presente. Con questa convinzione pongono a Gesù la domanda sulla sorte futura di una donna che aveva avuto ben sette mariti e da nessuno di essi aveva avuto figli:» Questa donna dunque, nella risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù non svela appieno i segreti della vita eterna: «i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio». L’apostolo Giovanni afferma: «Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è». Il Signore però non manca di informarci sufficientemente circa la nuova dimensione di vita che sperimenteremo in Dio: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio». Questa è la nostra fede è l’orientamento di tutta la nostra esistenza.
I SANTI DI OGGI
DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO
Quando un nuovo venuto chiede di abbracciare la vita monastica, non gli si conceda tanto facilmente di entrare; ma, come dice l’apostolo: «Provate gli spiriti per vedere se provengono veramente da Dio» (1 Gv 4,1). Se il nuovo venuto dunque insiste nel bussare e si vede che sopporta con pazienza le umiliazioni che riceve e la difficoltà dell’ingresso per quattro o cinque giorni e ciò nonostante persiste nella sua domanda, gli si conceda di entrare e lo si ospiti in foresteria per qualche giorno. Poi egli dimori nei locali del noviziato dove si eserciti, mangi e dorma. E sia incaricato per lui un anziano capace di guadagnare le anime, il quale lo esamini con molta attenzione e metta ogni cura nell’osservare se il novizio cerca veramente Dio, se è pronto all’Opus Dei, all’obbedienza, alle umiliazioni; gli si prospettino tutte le difficoltà e le asprezze attraverso le quali si va a Dio. (Cap.58,1-8.)