Per vedere correttamente la grafica di questo sito occorre un browser più recente.
   Invia questa pagina ad un amico (si apre in una nuova finestra)     Versione adatta alla stampa o ai PDA     Fai di questo sito la tua pagina iniziale Aggiungi ai Preferiti     Dimensione caratteri-+=              

Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Sabato 25 Ottobre 2003 :: XXIX Settimana del Tempo Ordinario - Anno I

COMMENTO

Colore liturgico: verde LETTURE: Rm 8, 1-11; Sal.23; Lc 13, 1-9.

Padrone, lascialo ancora quest’anno

Dio, nella sua infinita provvidenza sa di quello di cui abbiamo bisogno e che cosa sia il nostro vero bene. Allora perché la preghiera, se Dio ci ama sempre? Può volere Dio il nostro male o impedire il nostro bene?
I nostri giudizi sono migliori di quelli di Dio? Domande cruciali e ci coinvolgono soprattutto quando vediamo che qualcosa non va secondo i nostri progetti. L’insegnamento di Gesù chiarisce anche questo aspetto della vita cristiana. A noi è il compito di riconoscere il vero bene e saperlo identificare. Questo è il primo passo, poi bisogna attuarlo. Come il vignaiolo della parabola, anche noi abbiamo il compito di coltivare l’albero a noi affidato perché dia buoni frutti; dobbiamo inchinarci e lavorare nel campo del Signore. Il vignaiolo conosce il suo mestiere e riconosce la bontà dell’albero e della terra; egli si deve preoccupare di far in modo che possa crescere ben nutrito perché possa dare i buoni frutti desiderati. Gesù ci insegna ancora che dal frutto si riconosce l’albero; questo è senz’altro vero, è una verità evangelica ma a noi è il compito che l’albero possa dare i buoni frutti e quindi a noi è richiesta la capacità di accudirlo e di lavorare per esso. Il bene provvidenziale di Dio è quindi la nostra conquista quotidiana che non è in opposizione ai piani del Signore ma è anzi la nostra risposta ai suoi desideri.




DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

Chi per una colpa grave è scomunicato dall’oratorio e dalla mensa, quando nell’oratorio sta per terminare l’Opus Dei, si metta prostrato a terra, davanti alla porta, senza dire nulla, ma soltanto se ne stia prostrato lì, col capo a terra, chino ai piedi di tutti i fratelli che escono dall’oratorio. E così faccia finché l’abate non avrà ritenuta sufficiente la soddisfazione. Quando poi l’abate lo farà entrare, egli si getti ai piedi dell’abate e quindi ai piedi di tutti, perché preghino per lui.  (Cap.44,1-4.)