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Liturgia della Settimana

preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)

[] [] [] :: Sabato 20 Settembre 2003 :: XXIV Settimana del Tempo Ordinario - Anno I

COMMENTO

Colore liturgico: rosso LETTURE: 1 Tm 6, 13-16; Sal.99; Lc 8, 4-15.

La parabola del buon seminatore

Oggi possiamo meditare sulla parabola del buon seminatore. In essa troviamo sicuramente molti spunti per la nostra vita. Noi potremo identificarci chi con il cuore duro come la strada che non permette al seme di germogliare; chi nella pietraia arida che non ha le sostanze per permettere al seme germogliato di progredire nella sua crescita, chi nel campo soffocato dalla spine della vita che fa morire la pianta buona ma tutti sperando tutti di poter diventare il terreno buono e fertile perché il seme buono possa germogliare. Un particolare importante della parabola sta nel seminatore. La bontà divina è infinita, non si arrende mai. Il buon seminatore non lesina i suoi chicchi, li spande dovunque anche laddove qualsiasi scienza umana avrebbe detto che è inutile. E’ l’abbondanza della grazia divina che sovrasta sempre la nostra piccolezza. E’ la misericordia di Dio che può perdonare tutti i nostri errori. E’ il padre misericordioso che è sempre in attesa del ritorno del figlio che ha sperperato tutti i suoi beni. E’ la certezza di tutti noi di poter trovare, in Dio sempre la possibilità di quel ritorno che a volte può essere anche doloroso ma alla cui fine vi è sempre l’abbraccio del Padre la festa gaudiosa nella Gloria Eterna.



I SANTI DI OGGI


DALLA REGOLA DEL NOSTRO SANTO PADRE BENEDETTO

Se un fratello si mostra ribelle o disobbediente o superbo o mormoratore o contrario a qualche punto della santa Regola e alle disposizioni degli anziani, e per di più anche sprezzante, costui sia ammonito in segreto dai suoi superiori una prima e una seconda volta, secondo il comandamento di nostro Signore (cf. Mt 18,15-17). Se non si corregge, sia ripreso pubblicamente davanti a tutti. Se neppure così si sarà emendato, sia sottoposto alla pena della scomunica, se è capace di comprenderne la portata; se invece non è sensibile ad essa, sia punito con un castigo corporale.  (Cap.23,1-5.)